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Matera e le sofferenze di una transizione senza un progetto

di Vincenzo Viti -


L’urbanistica è tutt’altro che quella “scienza triste” che l’economia ispirava a Spinoza. Anzi pretende energia positiva coerenza visione empatia poiché chiede alla comunità di riconoscersi prima che in una “forma” in una regola. Prima che in un disegno, in un valore.

Matera

Matera già Capitale europea della cultura, oggi capitale mediterranea, oggetto di culto della progettazione sociale (con i Sassi patrimonio della umanità), ma anche tempio talvolta profanato eppure sostanzialmente tutelato dalle più moderne politiche d “recupero conservativo”, vive le sofferenze croniche di una transizione senza progetto.

Che significa senza un metodo coordinato e gestione disciplinare condivisi. Quello cioè che dispone come condizione per le necessarie e urgenti politiche abitative, di una visione di città coerente con la sua qualità storica e urbana.

Un profilo su cui sta incidendo la debolezza della politica, la sua distanza siderale da una visione strategica che sappia cogliere e organizzare opportunità risorse e vocazioni, insomma declinare i quelle “buone pratiche” com’è proiezione della “buona politica”.

Quella officiata e discussa nelle fatidiche giornate preelettorali materane del Manifesto per la Città che hanno portato alla nuova Amministrazione.
Sono tutti temi che ricorrono nei documenti del l’Inu regionale e nelle lucide prose di Lorenzo Rota. E che meritano di tornare al centro di una grande riflessione popolare.

Matera è da sempre un valore per il Paese e non solo. Una ragione che dovrebbe imporre alle istituzioni una radicale presa di coscienza. Che ne cancelli la fisionomia di città provvisoria, costellata di eterni cantieri necropolitani, quindi città incompiuta e in catalessi non fosse per qualche riflesso minoritario quando non clandestino che segnala che c’è ancora vita sotto il cielo.

Credo sia tempo che la città torni a respirare ancora. La condizione è che la Intendenza finora vissuta a destra come a sinistra sul compromesso fra spezzoni di ceto politico risponda alla urgenza di una svolta. Che parta dalla necessità di porre ordine nella definizione delle grandi scelte.

A partire da una idea di città che non c’è almeno non si intravede e che occorre ricostruire con coraggio. La ricreazione è finita. Per tutti.

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