Il Fisco a caccia di 120mila conti correnti da pignorare
Una stagione di riscossione "chirurgica" e tecnocratica: si parte con Lombardia, Lazio e Campania
Una veduta esterna della sede centrale dell'Agenzia delle entrate-Riscossione
Il 2026 segna il superamento definitivo della tradizionale burocrazia esattoriale italiana, inaugurando per il Fisco una stagione di riscossione “chirurgica” e tecnocratica: nel mirino, 120mila conti correnti.
Come cambia la riscossione
In linea con le direttive del Piano Operativo di Agenzia delle Entrate-Riscossione lo Stato ha avviato una massiccia campagna di pignoramenti, con l’obiettivo dichiarato del Fisco di colpire tra i 100mila i 120mila conti correnti bancari entro la fine dell’anno.
Non solo una semplice accelerazione dei processi, ma un mutamento genetico dell’azione esecutiva, ora blindata dal Testo Unico della Riscossione e sorretta da un’integrazione digitale senza precedenti.
La rivoluzione silenziosa del Fisco
Il pilastro di questa nuova strategia è il cosiddetto “pignoramento a strascico”, un’evoluzione procedurale dinamica. Se in passato l’atto esecutivo si limitava a congelare la liquidità presente nell’esatto momento della notifica, oggi, la procedura rimane “silente” e attiva per una finestra di 60 giorni.
Qualora i conti correnti risultino inizialmente vuoti, il Fisco attende. L’atto non decade: funziona da rete a maglie strette capace di intercettare e sequestrare istantaneamente ogni flusso di cassa in entrata — bonifici, stipendi o pagamenti professionali — fino alla totale estinzione del debito a ruolo.
Grazie a questo atto, l’AdER può ora attingere ai dati aggregati del Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche. L’incrocio dei dati permette al Fisco di analizzare la frequenza e l’entità delle transazioni commerciali degli ultimi sei mesi, consentendo di aggredire il credito direttamente “alla fonte” commerciale, neutralizzando la liquidità prima ancora che possa affluire sui conti bancari del debitore.
Si parte con la Lombardia
L’azione esecutiva del Fisco sui conti correnti segue una mappatura geografica precisa, dettata da diverse necessità. In Lombardia, cuore produttivo del Paese, l’obiettivo primario è il recupero dell’Iva e delle ritenute d’acconto non versate.
Con l’abbassamento della soglia per il blocco delle compensazioni F24 a 50mila euro, l’algoritmo di AdER punta ai conti aziendali caratterizzati da alta rotazione monetaria, dove è massima la probabilità di trovare giacenze capaci di estinguere immediatamente debiti rilevanti.
A seguire, Lazio e Campania
Il Lazio, e in particolare l’area metropolitana di Roma, rappresenta invece il bacino della “certezza”. Qui, l’alta densità di dipendenti pubblici e pensionati di fascia alta offre al Fisco un target di flussi finanziari certificati e costanti. In questo contesto, il pignoramento “a strascico” diventa uno strumento infallibile, garantendo tassi di recupero prossimi al 100% grazie all’intercettazione sistematica degli emolumenti mensili.
Infine, la Campania incarna la sfida dello smaltimento del “magazzino” storico dei debiti. Le nuove norme sul discarico automatico impongono ad AdER di tentare l’azione forzosa prima che i ruoli tornino all’ente creditore o cadano in prescrizione. La raffica di pignoramenti in questa regione risponde quindi a un imperativo legale di efficienza temporale, mirando a recuperare le ultime disponibilità prima dell’estinzione del credito erariale.
Una macchina inflessibile
La macchina della riscossione 2026 opera secondo una cronologia inflessibile. Dopo la notifica della cartella di pagamento, o dell’intimazione di pagamento (necessaria se il debito supera i 12 mesi), il contribuente dispone di una finestra di reazione brevissima: 60 giorni nel primo caso, appena 5 giorni nel secondo. Superati questi termini, scatta l’ordine diretto alla banca, che vincola legalmente le somme per i successivi due mesi.
Il momento critico è il “Giorno 61”: in assenza di una regolarizzazione o di un provvedimento di sospensione, l’istituto di credito ha l’obbligo di legge di trasferire definitivamente le somme congelate allo Stato. Questo automatismo segna il passaggio del denaro dalla disponibilità del cittadino a quella del Tesoro, chiudendo il cerchio dell’esecuzione coatta.
Cosa può fare il cittadino
Nonostante la severità del sistema, il quadro normativo preserva un perimetro di sopravvivenza economica, basato sul concetto di “minimo vitale”. Le giacenze pregresse sul conto sono protette fino a un limite di tre volte l’assegno sociale, pari a circa 1.680 euro nel 2026: solo la quota eccedente è pignorabile.
Per quanto riguarda gli accrediti successivi alla notifica (stipendi e pensioni), il Fisco deve rispettare proporzioni rigide: 1/10 per retribuzioni fino a 2.500 euro, 1/7 tra 2.500 e 5.000 euro, e il limite ordinario di 1/5 per le fasce superiori. Nei conti cointestati, la legge tutela il terzo non debitore, limitando il vincolo alla sola quota di pertinenza del soggetto moroso, presunta al 50%.
L’unica architettura difensiva prevista per arrestare l’esecuzione è la dilazione del debito, i cui criteri sono stati resi più stringenti nel 2026. Per debiti inferiori ai 120mila euro, sarà possibile ottenere piani fino a 84 rate mensili dichiarando semplicemente la difficoltà economica.
Al di sopra di tale soglia, la procedura richiede una documentazione rigorosa: Isee per i privati e analisi degli indici di liquidità (come l’indice Alfa) per le imprese, con la possibilità di estendere il piano fino a 120 rate in casi di accertata criticità.
Un algoritmo senza appello
Il primato della tecnologia sulla vecchia burocrazia, il Fisco che non aspetta più il contribuente, ma ne anticipa e ne vincola le mosse. La vera scommessa del sistema, dimostrare che questa infallibile efficienza esecutiva possa coesistere con la necessaria tutela del tessuto sociale e produttivo del Paese.
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