Bilancio Ue, lo scontro a Bruxelles sale di livello
Germania e Francia da un lato, Italia e Polonia dall'altro: la Disunione europea e l'irriducibilità delle posizioni
Lo scontro a Bruxelles sale di livello: la Commissione sogna di poter muovere un bilancio multimiliardario ma dovrà fare i conti con l’ennesima spaccatura tra i Paesi membri. Cambiano i nomi, le etichette e persino le aree geografiche ma, di fondo, gli schieramenti restano gli stessi. Da una parte ci sono i Paesi mediterranei con la (generosa) partecipazione di quelli dell’Est. Che si oppongono alla valanga di tagli immaginati dai “contribuenti netti” (cioè dagli Stati che ritengono di versare all’Ue più di quanto incassino ma che invece beneficiano di rimborsi proprio per ovviare agli squilibri) al bilancio di Ursula. Questi ritengono di dover sfrondare sull’agricoltura e sulla coesione. Gli altri, invece, non vogliono che si tocchi nemmeno un euro da questi capitoli di spesa dal momento che rappresenterebbero poca cosa rispetto alle spese di Bruxelles.
Lo scontro a Bruxelles: gli schieramenti
In termini di numeri, la Commissione vorrebbe poter investire 1.800 miliardi di euro tra il 2028 e il 2034. Si porterebbe, insomma, il rapporto spesa-Pil dall’1,1 per cento attuale all’1,26%. Come andrà la grande, anzi l’ennesima, negoziazione? Per capirlo basterebbe leggere i nomi dei Paesi schierati. A favore ci sono, tra gli altri, Italia, Spagna (che pure è contributore netto) e Polonia. Che, peraltro, si sarebbero pure permessi di chiedere una dilazione per iniziare a restituire i prestiti (perché tali sono) accordati dal Next Generation Ue, in pratica dal “nostro” Pnrr. Dall’altro lato, invece, ecco Germania, Francia e tutta la truppa dei “rigoristi”. Che, naturalmente, non faranno sconti. Naturalmente.
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