Donne e HIV: le più colpite dallo stigma, ancora marginale il loro accesso alla PrEP
di Marco Pascoli
Nel 2024, in Italia, le nuove diagnosi di HIV riguardano uomini nel 79% dei casi, mentre le donne rappresentano il 20,8%.
L’età mediana alla diagnosi continua a crescere e si attesta a 41 anni per i maschi e 40 anni per le femmine, confermando un progressivo spostamento dell’infezione verso fasce d’età più adulte rispetto al passato. L’HIV, quindi, non riguarda più prevalentemente i giovani, ma coinvolge sempre più persone di mezza età, con la fascia 30-39 anni che resta comunque la più rappresentata, con un’incidenza di 10 casi ogni 100.000 residenti. Se n’è parlato nel corso della 18ª edizione dell’ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research a Catania.
Donne e HIV: lo stigma che pesa più dei numeri e il nodo della maternità
Anche se i numeri mostrano una minor presenza femminile nelle nuove diagnosi, il peso sociale della malattia colpisce in modo sproporzionato proprio le donne. «Nonostante oggi U=U, è ancora difficile vivere serenamente con l’HIV a causa dello stigma, soprattutto per le donne e specie per coloro che vivono in condizioni socio-economiche svantaggiate – sottolinea Ilenia Pennini, Co-Presidente del Congresso ICAR e Responsabile Salute Arcigay Nazionale –. Per loro non mancano conseguenze sulla vita sociale. Non di rado poi la diagnosi arriva in età fertile durante un percorso di ricerca di gravidanza, un momento in cui il test per HIV viene generalmente proposto. La scoperta di essere persone che vivono con HIV può portarle a rinunciare al desiderio di maternità. Questo nonostante la trasmissione materno-fetale sia ormai praticamente azzerata laddove la diagnosi è nota e gestita».
«I dati sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili – continua Cristina Mussini, presidente SIMIT Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali -. Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione: se ne parla poco e la malattia non fa più paura».
La PrEP e il gender gap: le donne fuori dalla prevenzione
Sul fronte della prevenzione, resta evidente un forte squilibrio di genere nell’accesso alla PrEP. «In Italia la diffusione della PrEP presenta una distribuzione “a macchia di leopardo”, con regioni in cui il tema è molto sentito e altre in cui lo è meno – spiega Antonella Castagna, Presidente ICAR e Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università Vita-Salute San Raffaele –.
La maggior parte delle persone che richiedono la PrEP è costituita da uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e rappresentano oltre il 90% delle richieste. Le donne, invece, costituiscono una percentuale molto ridotta, evidenziando la necessità di un approccio multidisciplinare che integri maggiormente la prevenzione dell’HIV nei percorsi di salute femminile».
Diagnosi tardiva e contraccezione: le barriere culturali che frenano le donne
Un ritardo che, secondo gli esperti, è anche culturale e sanitario. «La prevenzione al femminile è spesso associata alla sola contraccezione, come se fossero ambiti separati, mentre anticoncezionali e PrEP dovrebbero essere considerati parte dello stesso percorso di tutela della salute – aggiunge Pennini –. Se l’uso della contraccezione è stato progressivamente normalizzato, lo stesso non è ancora avvenuto per la prevenzione dell’HIV. Per arrivare all’obiettivo 0 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è necessario utilizzare tutti gli strumenti disponibili.
E in questo senso il ruolo dei ginecologi appare limitato: non sono molti coloro che associano alla contraccezione il consiglio della PrEP». Resta inoltre un nodo cruciale legato alla diagnosi tardiva: «Il test per HIV dovrebbe essere effettuato con regolarità, indipendentemente dal numero di partner, mentre molte diagnosi tardive derivano dal fatto che alcune persone non hanno mai fatto un test nella vita. Esiste anche una responsabilità da parte di chi, pur osservando sintomi, non propone il test per pregiudizio. Ma il virus non conosce la morale», conclude Pennini.
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