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Novanta giorni per l’ex Ilva: la sentenza di Milano complica tutto

Polveri sottili e amianto, Taranto va chiusa. I sindacati premono sulla nazionalizzazione e Flacks rilancia il suo piano green

di Cristiana Flaminio -


Ex Ilva, ecco la sentenza: la paura fa novanta. Come i giorni (contati) che restano allo stabilimento dell’ex Ilva di Taranto. Ieri la Corte d’Appello di Milano ha accolto il ricorso presentato da un gruppo di cittadini e ha imposto la sospensione di ogni attività nell’area a caldo. I rischi sono quelli delle polveri sottili e, contestualmente, sarebbero legati alla presenza di amianto. Ma i rilievi dei giudici hanno interessato anche la sostanziale obsolescenza di “impianti e sistema produttivo” che “sono rimasti gli stessi per decenni”. Bisogna muoversi e invece, secondo i magistrati milanesi, dal Piano di interventi e controllo 2025 su Taranto “emerge una perdurante, preoccupante, incompleta conoscenza delle fonti emissive, e una possibilità di dilazione non giustificata di importanti interventi riconosciuti come necessari”.

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Ex Ilva, la sentenza: novanta giorni per Taranto

La paura fa novanta. Quella dei lavoratori, per esempio. L’Unione sindacale di base è già in allarme. Non c’è più tempo da perdere, per la sigla “serve una scelta politica chiara e coraggiosa: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia è oggi l’unico strumento in grado di garantire la messa in sicurezza degli impianti, le bonifiche, la decarbonizzazione e la continuità produttiva”. Niente alibi green, però. Salute e ambiente sono fondamentali ma “sarebbe un gravissimo errore utilizzare questa sentenza come alibi per accompagnare la chiusura definitiva della siderurgia italiana”. Per Usb, infine, “la responsabilità di questa situazione è il risultato di decenni di scelte industriali fallimentari e dell’incapacità di imporre ai soggetti privati gli investimenti necessari per garantire sicurezza, ambiente e continuità produttiva”. Ecco. Anni passati a parlare, a intercettare e ad assicurare scudi penali. Per poco più di nulla.

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Il piano Flacks: chiesto incontro a Meloni

La paura fa novanta. Flacks, adesso, non tergiversa più. Il fondo Usa ha riferito di aver chiesto un incontro direttamente a Giorgia Meloni. Summit che servirà a illustrare il piano che Flacks avrebbe messo a terra insieme ai friulani di Danieli e agli ucraini di Metinvest. Per gli americani la sentenza della Corte d’Appello “conferma che il futuro di Taranto non può più essere costruito sul modello industriale del passato”. Pertanto “serve una svolta tecnologica capace di coniugare produzione, occupazione, salute e tutela dell’ambiente”.  Ma niente paura, perché Flacks ha un piano che si rifà al passato Ilva: Flacksider. In pratica, si tratta di “due forni elettrici da 220 tonnellate, impianto di riduzione diretta del minerale (Dri), colata continua endless di ultima generazione, laminazione ad alta efficienza e un sistema integrato per l’aspirazione e il trattamento dei fumi, delle acque industriali e l’automazione digitale dell’intero processo produttivo”. Che potrebbe risolvere la situazione: “Il progetto prevede una riduzione delle emissioni di Co2 superiore al 50% già nella configurazione base e fino all’86% con l’impiego dell’idrogeno”.


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