Malagò presidente Figc, indaga la Procura federale
Non c'è pace per il presidente della Figc Giovanni Malagò. Una nuova tegola di natura regolamentare e giudiziaria
La tempesta perfetta su Malagò: tra il caos panchina e la grana del tesseramento in Figc ora oggetto di indagini della Procura federale.
L’estate nera di Malagò
Non c’è pace per il presidente della Figc Giovanni Malagò. In un momento cruciale per il futuro del calcio italiano — con il Consiglio Federale chiamato a fare chiarezza sulla panchina azzurra dopo le dimissioni lampo di Paolo Maldini e Leonardo —, sul vertice della Federcalcio si abbatte una nuova tegola di natura regolamentare e giudiziaria.
A rivelarlo, un’indiscrezione de Il Fatto Quotidiano e ripresa dai principali media sportivi. La Procura Federale della Figc ha aperto un’inchiesta ufficiale sulle ultime elezioni federali.
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La Procura indaga
Un fascicolo promosso su sollecitazione della stessa Procura Generale del Coni guidata da Ugo Taucer, che rischia di complicare ulteriormente il quadro politico e personale del numero uno di via Allegri.
Il nodo del contendere: l’articolo 29 dello Statuto e il tesseramento
Al centro dell’indagine il ricorso presentato dall’avvocato ed ex calciatore della Lazio Renato Miele, a sua volta escluso dalla corsa elettorale per mancanza dei sostegni necessari dalle componenti. La questione riguarda il rispetto dei requisiti di eleggibilità al momento del deposito delle candidature.
Cosa dice la norma
L’articolo 29 dello Statuto della Figc (in stretta aderenza ai principi generali stabiliti dal Coni) impone che qualsiasi candidato alla presidenza debba essere regolarmente tesserato per la Federazione nel momento esatto in cui deposita la propria candidatura.
Il quesito degli inquirenti
La Procura deve accertare se Malagò godesse di un tesseramento federale valido e formale nella data in cui ha presentato i documenti ufficiali per concorrere alla presidenza contro Giancarlo Abete.
Il precedente Anac e il clima di tensione con il governo
La vicenda si inserisce in un contesto istituzionale già logorato dagli scontrati a distanza tra il presidente federale e il ministro per lo Sport Andrea Abodi.
Solo un mese fa, l’intervento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, interpellata proprio dal ministro Abodi in merito alla norma sul “pantouflage”. Che è il divieto di passare da ruoli di controllo pubblico a cariche private o in enti vigilati.
L’Anac aveva espresso parere favorevole all’eleggibilità dell’ex presidente del Coni, giudicando la norma inapplicabile al suo caso.
Tuttavia, l’apertura del fascicolo sul tesseramento riapre il fronte legale proprio all’interno della giustizia sportiva. E si aggiunge al pesante clima politico scaturito dalla gestione della Nazionale dopo il crollo di Zenica e il naufragio delle trattative con Andrea Pirlo e la dirigenza uscente.
La posizione di Via Allegri
Dagli ambienti della Figc trapela grande sicurezza. La Federcalcio considera la candidatura di Malagò pienamente valida, regolare e già vagliata ed approvata dagli uffici competenti al momento del deposito della documentazione.
Spetterà ora al procuratore federale fare definitiva chiarezza sulla regolarità degli atti. Nel frattempo, per Malagò la sfida non si gioca più soltanto sul tavolo dei nomi del nuovo ct, ma anche sulle carte bollate della giustizia sportiva.
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