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Sociale

Prevost e l’importanza della Dottrina sociale della Chiesa

di Andrea Canali -


Nel mondo contemporaneo dove tutto si consuma veloce comprese le emozioni, dove le esperienze sono superficiali e le relazioni fredde e o quasi artificiose, dove la vita delle persone diviene  una ricerca accelerata della performance e del mero ottenimento del solo benessere economico, dimenticando il benessere  morale e spirituale e quindi esistenziale, spesso il tutto  sacrificato sull’altare del consumismo della forza e della secolarizzazione imperante, quasi desolante e che spesso dimentica, Dio.

Si può ritenere edificante l’udienza del 30 maggio scorso alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, dove il Papa ha richiamato l’importanza della Dottrina sociale della Chiesa, al centro dell’enciclica “Magnifica humanitas”. Inoltre, in merito all’attuale crisi delle democrazie la stessa la si può ritenere crisi antropologica. Pertanto, vi sono le divisioni della società contemporanea, dove occorre promuovere il dialogo fondato sulla verità per valorizzare un’umanità comune, e possiamo aggiungere rispetto a quella di oggi, quasi disorientata e spaventata.

Basti pensare che già Aristotele affermava che: “l’uomo è un essere con… un essere in relazione” E quindi il Santo Padre nel suo discorso aggiunge: “Viviamo in un’era caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali. Tuttavia, in mezzo alla fragilità nasce una nuova speranza. Anche se le divisioni sembrano crescere, emerge un comune denominatore che indiscutibilmente ci unisce tutti: la nostra comune umanità”.

E ancora il monito da parte di Papa Leone XIV arriva anche dall’Angelus della Solennità della Santissima Trinità, affacciandosi per la preghiera mariana, il Pontefice infatti ha proposto una riflessione sul cuore della fede cristiana, indicando nella vita stessa di Dio il modello delle relazioni umane e della convivenza tra i popoli. La Trinità – ha sottolineato- “ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo”.

In tutto questo, Prevost specifica: “La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito”.

Il santo Padre ha poi richiamato la figura evangelica di Nicodemo, ricordando il coraggio mostrato nel Sinedrio quando invitò i suoi colleghi a non giudicare Gesù senza averlo ascoltato. “Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità”. Quindi anche una riflessione contro il rischio di chiudersi in sé stessi e di rifiutare il soffio dello Spirito. Il Pontefice in tale direzione evidenzia: “Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa”.

Al contrario, dice il Vicario di Cristo, la vita cristiana è chiamata a essere testimonianza di gioia e di pace. “Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa! La festa di Dio è la nostra festa“. Il vescovo di Roma ha fatto proprie anche le parole di san Paolo ai Corinzi, presentandole come un programma di vita per la comunità cristiana e per l’intera società affermando: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.

Infine, prima della recita dell’Angelus, il Papa ha affidato alla Vergine Maria il cammino dei credenti, pregando affinché ciascuno possa rispondere con generosità alla chiamata dell’amore divino: “Nel suo sì alla divina Volontà fiorisca anche il nostro sì all’amore della Santissima Trinità”, ribadisce ancora il Santo Padre,  rimandando alla Città di Dio descritta da Sant’Agostino: “fondata sull’amore di Dio fino al dono di sé e sulla coltivazione delle relazioni”, essa “rende realmente possibile costruire una civiltà dell’amore”. Insomma, nonostante la nostra era sia dominata da guerre, violenza e aggressività, l’amore ci può ancora salvare.


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