Vasco, stavolta hai steccato
C’è una canzone di Vasco Rossi che dice Cosa succede in città. Ecco, a Rimini è successa una cosa curiosa: il Blasco, dal palco di un suo concerto, ha deciso di trasformarsi in filosofo. Peccato che, come cantante è un maestro, come logico lascia un po’ a desiderare.
La sentenza è stata solenne: “Il potere è una droga, quindi tutti quelli del Governo sono drogati, dei drogati di merda.” Applausi. Boato. Peccato che, se volessimo seguire lo stesso metodo sillogistico, potremmo anche dire: i coltelli tagliano, quindi tutti i cuochi sono assassini. Il che, ovviamente, sarebbe ingiusto.
Il problema non è la libertà di opinione — quella è sacra, e Vasco lo sa meglio di chiunque, lui che ha costruito una carriera anche sul diritto di essere scomodo. Il problema è la qualità dell’argomento. Quello è un sillogismo fasullo, un non sequitur travestito da ribellione rock. E quando lo dici davanti a centomila persone che hanno pagato il biglietto per sentire Albachiara, non stai facendo il cantautore impegnato: stai facendo il demagogo con la chitarra.
Siamo solo noi, canta Vasco. Già. Solo voi — voi che date per scontato che chiunque governi lo faccia per interesse personale, per sete di potere, per corruzione dell’anima. È un assioma comodo, pigro, e storicamente falso. Perché nella storia — e non occorre andare a cercare Marco Aurelio — ci sono stati e ci sono ancora oggi uomini e donne che governano con onestà, trasparenza, una vita personale cristallina. Persone che, al contrario di certe rockstar, non hanno mai avuto nulla da nascondere. Nemmeno il conto in banca.
E poi c’è la questione Francesco De Gregori. Pochi giorni fa, il Principe aveva detto una cosa di buon senso: i cantanti facciano i cantanti, il palco non è un comizio. Vasco lo aveva attaccato. Ora capisce, forse, perché De Gregori aveva ragione. Non perché sia sbagliato avere opinioni politiche — tutti le abbiamo, anche i musicisti — ma perché trasformare un concerto in un comizio è un atto di forza verso chi ha pagato per la musica, non per il catechismo.
C’è chi dice no, canta ancora Vasco. Appunto. Diciamo no, con rispetto ma con chiarezza: caro Blasco, ti stimiamo come artista, ti rispettiamo come uomo libero, ma stavolta il tuo sillogismo è andato stonato. E in musica, lo sai meglio di noi, una nota stonata si sente
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