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Cronaca

Emergenza carceri: affollamento al 139%

Per la prima volta si registra un arretramento nell'efficacia e nella concessione delle misure alternative alla detenzione

di Angelo Vitale -


Emergenza carceri: oltre 64mila detenuti, il sistema penitenziario è al collasso strutturale. I numeri ufficiali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ) fotografano una realtà senza sconti.

Carceri: è il collasso

Al 31 maggio, la popolazione detenuta in Italia ha toccato quota 64.741 presenze. Non si tratta di un’oscillazione stagionale, ma del picco più alto dell’ultimo decennio, trainato da una crescita ininterrotta che ha registrato 232 ingressi netti in più rispetto alla fine di aprile.

Il verdetto del report “Tutto chiuso” di Associazione Antigone è netto: il tasso di sovraffollamento reale a livello nazionale si attesta ormai al 139,1%, trasformando i penitenziari in polveriere gestionali.

Il cortocircuito normativo e logistico sta superando i limiti di tollerabilità. A fronte di una capienza regolamentare teorica di circa 51.200 posti, i posti effettivamente disponibili sono di gran lunga inferiori a causa delle sezioni inagibili, costringendo migliaia di persone a condizioni di detenzione contrarie ai diritti fondamentali.

La mappa: l’esplosione dei casi regionali

I dati disaggregati per istituto rivelano situazioni di aperta emergenza in cui il parametro della capienza è stato semplicemente raddoppiato. Nelle carceri più esposte si riscontrano picchi drammatici.

Lucca guida la classifica nazionale con un tasso di affollamento del 240%. Foggia, satura oltre ogni limite, attestandosi al 225%. In Lazio e Lombardia, carceri maglie nere per volume complessivo. Nel Lazio (143% di media), l’istituto di Latina viaggia al 196%, seguito da Regina Coeli a Roma al 176%. In Lombardia, il carcere di San Vittore a Milano supera stabilmente il 210%.

In tutto il Paese sono ormai 73 le strutture che superano la soglia critica del 150% di affollamento. L’ordinarietà della detenzione si è ridotta a una gestione numerica dello spazio vitale, dove la convivenza forzata esaspera le patologie psichiche e azzera la funzione rieducativa della pena.

Dietro le sbarre

Il fallimento della recidiva e il blocco delle misure esterne. L’aspetto più allarmante evidenziato dalle ultime analisi riguarda l’inefficacia del sistema sul lungo periodo. Il 60% delle persone ristrette è già stato in carcere almeno una volta: un tasso di recidiva enorme, alimentato dall’assenza di investimenti reali nel reinserimento lavorativo.

Solo il 29,3% dei detenuti svolge un’attività lavorativa, e la stragrande maggioranza di questi (l’85,6%) è impiegata alle dipendenze interne della stessa amministrazione penitenziaria in mansioni non spendibili all’esterno.

Lo scenario

A gravare sullo scenario dell’emergenza carceri c’è una netta inversione di tendenza sul fronte della giustizia di comunità.

Per la prima volta si registra un arretramento nell’efficacia e nella concessione delle misure alternative alla detenzione. Nonostante vi siano oltre 101mila persone in esecuzione penale esterna a livello nazionale, il trend dimostra che dal carcere si esce sempre meno.

La progressiva stretta e l’irrigidimento dei percorsi di prova stanno sigillando le porte degli istituti, trasformando il sovraffollamento da problema logistico a crisi umanitaria strutturale.


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