Intervista a Dario Damiani, Forza Italia
Dalla difesa del risparmio degli italiani alle sfide dell’agricoltura, dal ricambio generazionale nelle imprese allo sviluppo del porto di Barletta, il senatore Dario Damiani illustra le priorità di Forza Italia per la crescita economica, la modernizzazione del Mezzogiorno e il rafforzamento del radicamento territoriale del partito.
Senatore, la sua netta presa di posizione contro la patrimoniale difende il risparmio degli italiani. Quali sono i prossimi passi per tagliare ancora le tasse e sostenere chi produce ricchezza e lavoro?
“Il ciclico rilancio della patrimoniale da parte del centrosinistra dimostra che hanno un’unica ossessione: colpire il risparmio privato. E questo nonostante i pessimi risultati della patrimoniale nei Paesi in cui è stata introdotta, come in Francia o in Gran Bretagna.
Al contrario, il centrodestra lavora per liberare le energie del Paese, contro ricette ideologiche che spaventano gli investitori e mettono in fuga i capitali. L’unico risultato di questo nuovo balzello non sarebbe certo colpire i grandi patrimoni, che si sposterebbero altrove, bensì tassare i sacrifici del ceto medio. Noi, invece, difenderemo sempre la libertà economica contro ogni tentativo di deprimere ulteriormente l’economia.
Abbiamo messo in campo riforme strutturali, come il taglio del cuneo fiscale e la revisione delle aliquote; purtroppo, per ragioni contingenti dovute a scenari internazionali critici indipendenti dalla nostra volontà, gli effetti non sono forse immediatamente percepibili ma si vedranno nel lungo periodo. Intanto noi proseguiamo su questa strada, come da mandato degli elettori”.
Forza Italia è da sempre vicina al mondo agricolo. Quali soluzioni concrete state portando avanti a livello infrastrutturale per vincere la sfida della siccità e modernizzare il settore?
“Forza Italia considera l’agricoltura la spina dorsale dell’economia italiana e del Mezzogiorno, motivo per cui il partito ha promosso e votato una mozione a tutela del comparto agroalimentare, intesa come un vero e proprio “patto di alleanza” con i produttori.
La crisi idrica non è un’emergenza temporanea, ma una minaccia strutturale che richiede una revisione delle reti di approvvigionamento, attraverso il potenziamento delle infrastrutture idriche con investimenti mirati a ridurre la dispersione e migliorare la capacità di trasporto dell’acqua; il miglioramento dell’efficienza tecnologica, con incentivi per l’adozione di sistemi digitali e automatizzati in grado di ottimizzare l’uso dell’acqua, eliminando gli sprechi sul campo; la realizzazione di nuovi invasi e laghetti collinari.
Senza acqua non c’è agricoltura, e senza agricoltura il Meridione rischia la desertificazione non solo ambientale, ma anche economica e sociale”.
Il ricambio generazionale è fondamentale per le nostre imprese. In che modo si sta lavorando per liberare i giovani imprenditori dal peso e dai vincoli di una burocrazia asfissiante?
“Modernizzare significa appunto anche liberare le energie dei nuovi produttori, che sono in crescita sull’intero territorio nazionale: in Italia si contano infatti circa 55.000 imprese agricole guidate da under 35, un dato posiziona l’Italia ai vertici dell’Unione Europea per presenza giovanile nel settore. Le imprese agricole guidate da giovani mostrano una produttività media di 4.500 euro per ettaro, un valore che è il doppio della media europea.
Perciò lavoriamo per dare supporto ai giovani imprenditori, stanziando risorse e tutele per favorire il ricambio generazionale nei campi e puntando a ridurre la zavorra degli adempimenti amministrativi che rallentano gli investimenti e bloccano lo sviluppo delle aziende agricole. Il piano di ammodernamento avviato dal Dipartimento della Funzione Pubblica ha già portato a regime quasi 500 procedure semplificate nei settori chiave dell’economia.
Abbiamo un focus specifico sul comparto agroalimentare, con interventi mirati ad azzerare gli adempimenti amministrativi superflui che bloccano i giovani imprenditori agricoli, specialmente nel Mezzogiorno. A livello europeo, promuoviamo regole uniformi e comprensibili, contro il formalismo eccessivo e i vincoli normativi ideologici che penalizzano le startup e le nuove generazioni di produttori”.
Grazie al suo costante impegno, i progetti per il porto di Barletta avanzano. Cosa significherà lo sblocco di queste opere storiche per il rilancio economico e logistico della Puglia?
“L’avvio dei cantieri per il prolungamento dei moli foranei nel porto di Barletta rappresenta un punto di svolta fondamentale, un investimento da 38 milioni di euro che trasformerà lo scalo in un hub logistico cruciale per l’Adriatico, garantendo maggiore competitività alle imprese del territorio, nuove opportunità occupazionali e una navigazione più sicura.
Si tratta di un impegno che avevo preso con il territorio fin dalla mia prima legislatura, un’opera attesa da quasi 50 anni e difesa strenuamente anche nelle circostanze avverse, come i rincari post-pandemia che hanno richiesto un finanziamento aggiuntivo. Stiamo dimostrando che il Sud ha capacità di modernizzarsi e di trasformare i progetti in cantieri reali e produttivi, anche con una forte impronta ecosostenibile: sarà realizzato infatti con tecnologie innovative e soluzioni a basso impatto ambientale, nel pieno rispetto dell’ecosistema marino e costiero. A dimostrazione di come infrastrutture, sviluppo e sostenibilità possano e debbano procedere insieme. In un contesto di profonde trasformazioni del sistema portuale italiano, fra transizione, digitalizzazione, intermodalità e capacità di adattamento delle infrastrutture al clima, i porti pugliesi possono svolgere un ruolo fondamentale di cerniera logistica ed energetica nel Mediterraneo”.
Forza Italia incarna la tradizione della destra liberale e della stabilità nel Governo. Quali sono i prossimi obiettivi programmatici per consolidare il consenso e il radicamento di questa cultura politica sui territori?
“Il nostro radicamento territoriale viene costantemente rafforzato attraverso l’ascolto continuo delle categorie produttive e della classe dirigente locale, da cui io stesso provengo avendo per decenni svolto attività politica a livello comunale e provinciale, coniugando appunto la linea di stabilità governativa con risposte mirate e concrete alle esigenze specifiche delle comunità”.
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