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Futura, Dalla e Vannacci: cosa succede

Canzoni e politica: non è la prima polemica. Ecco cosa dice il diritto d'autore

di Dave Hill Cirio -

Lucio Dalla nel 2008


Futura, Dalla e Vannacci: il binomio tra canzoni e politica torna ad accendere il dibattito pubblico.

Cosa è accaduto

L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda l’utilizzo di “Futura”, capolavoro di Lucio Dalla del 1979. Canzone scelta da Roberto Vannacci come colonna sonora e una sorta di manifesto di quelle che chiama “Avanguardie Futuriste” durante l’assemblea costituente del suo movimento politico Futuro Nazionale.

La reazione degli eredi del cantautore bolognese e della Fondazione Lucio Dalla è stata immediata e durissima, riaprendo una questione annosa. Un politico può utilizzare liberamente la musica di un artista per la propria propaganda?

Il caso “Futura”: la polemica tra gli eredi di Dalla e Vannacci

Durante l’evento politico di Futuro Nazionale, le note di “Futura” hanno accompagnato il lancio dei presidi territoriali dedicati a cultura e sport. Una scelta giustificata dal nome stesso del brano, ma totalmente respinta dalla famiglia dell’artista.

“Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione. Se l’uso da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio”. Così Dea Melotti, cugina del cantautore e vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla.

Anche Daniele Caracchi (Fondazione Dalla e Pressing Line) ha ribadito l’assoluta apoliticità dell’artista.

“Non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito – ha detto-. Lucio era fuori da ogni ragionamento di parte”.

Gli eredi hanno annunciato verifiche legali per fare chiarezza sulla tutela dei diritti e dell’immagine del cantautore.

I precedenti: le canzoni “usurpate” dalla politica

Il caso Vannacci-Dalla è solo l’ultimo di una lunga serie di cortocircuiti ideologici e legali tra canzonette (o capolavori) e simboli di partito. La storia della Repubblica è ricca di brani utilizzati dalla politica contro il volere degli autori.

Rino Gaetano e “Ma il cielo è sempre più blu”. Utilizzata ripetutamente da diverse forze politiche (tra cui la Lega e il Movimento 5 Stelle) durante i comizi. La sorella del cantautore, Anna Gaetano, è intervenuta più volte per diffidare i partiti dal legare il nome del fratello a qualsiasi schieramento.

Ligabue e “Una vita da mediano”. Nel 2005, l’allora segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino utilizzò lo slogan e il brano per la campagna elettorale. Ligabue protestò pubblicamente rivendicando la natura personale e non propagandistica del testo.

I Pooh e “Uomini soli”. Utilizzata in passato durante manifestazioni politiche, scatenando la reazione contrariata della band, che ha sempre difeso la neutralità delle proprie canzoni.

I casi internazionali

Il fenomeno è globale. Basti pensare a Donald Trump, diffidato negli anni da decine di artisti del calibro di Rolling Stones, Queen, Neil Young, Adele e gli eredi di Sinéad O’Connor per aver usato le loro canzoni nei rally repubblicani.

Cosa prevede la legge: diritto d’autore e tutela del Regolamento Siae

Dal punto di vista legale, la gestione dei brani musicali durante gli eventi pubblici segue regole ben precise, divise tra l’aspetto economico e quello morale.

I Diritti d’autore patrimoniali. Quando un partito organizza un evento in un luogo pubblico o aperto al pubblico (come un palazzetto o una piazza), è tenuto a richiedere la licenza alla Società Italiana degli Autori ed Editori e a pagare le relative royalty per la pubblica esecuzione.

Se il partito paga il permesso Siae per l’evento, la riproduzione meccanica del brano (es. far partire la traccia da un computer) è tecnicamente coperta dal punto di vista economico.

Il diritto “morale” d’autore: il nodo politico

Il vero punto di svolta legale risiede nell’Articolo 20 della Legge sul Diritto d’Autore. Questa norma tutela il diritto morale, che è inalienabile e spetta all’autore (o ai suoi eredi dopo la morte).

L’articolo stabilisce che l’autore o gli eredi possono opporsi a “…qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione”
.
Associare un’opera d’arte a un’ideologia politica, a un partito o a un leader specifico senza il consenso dell’autore può essere legalmente configurato come un danno all’onore e alla reputazione dell’artista. Specialmente se l’artista in vita si è sempre dichiarato apolitico o se esprimeva idee opposte a quelle del movimento in questione.

Gli eredi hanno quindi il diritto di richiedere la diffida immediata e il risarcimento dei danni per l’indebito sfruttamento reputazionale del brano.

Per approfondire la bellezza originale del brano – per chi la stima – e ascoltare la versione originale che ha dato vita a questa discussione, è possibile ascoltare la traccia ufficiale di Lucio Dalla – Futura, pubblicata sul canale ufficiale dell’artista per apprezzarne il significato originario legato alla speranza e al superamento delle barriere.


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