Il tracollo del diesel nei volumi di vendita a maggio e la Ue non ha imparato fino in fondo la lezione
Riapre Hormuz, scendono i prezzi del petrolio, che sprofonda ben sotto gli ottanta dollari al barile. Una bolla che scoppia. Sui mercati finanziari, però. Perché, alla pompa, gli effetti della pace (imminente) in Medio Oriente sembrano ancora modesti. Dalle associazioni dei consumatori si è alzato un coro praticamente unanime. Il petrolio tracolla, la discesa del costo dei carburanti, che pure c’è, non sembra seguire la stessa dinamica prorompente. Non c’è da meravigliarsene troppo. Sta diventando un fatto ricorrente, tra tante crisi che esplodono e poi (forse) rientrano. La spiegazione è di una semplicità imbarazzante.
Dal petrolio alla pompa
Senza scomodare gli eufemismi tecnici della teoria del razzo e della piuma. I prezzi salgono subito e scendono con estrema cautela perché le società, o per meglio dire un po’ tutti i gangli della supply chain energetica, tentano di raggranellare quanto più possibile. Per tentare di arginare i costi, pur in un clima di prezzi alti per tutti, le imprese hanno ristretto i margini di guadagno. E ora, abbassando con estrema cautela a fronte di spese vive inferiori, cercano di rifarsi dei costi sopportati. Ma si tratta di una scelta che fa infuriare le organizzazioni a tutela di famiglie e consumatori che, difatti, insorgono chiedendo a gran voce controlli a tappeto e azioni nette capaci di far tracollare, sul serio, i prezzi alla pompa. Gli effetti, sul mercato, ci sono già stati. A maggio, in piena crisi, le vendite di benzina sono scese del 2,8% mentre quelle di gasolio sono addirittura crollate sfiorando una flessione dell’11%. Stando a quanto riporta Unem, sono state vendute in un mese 20mila tonnellate in meno di verde e ben 218mila tonnellate di diesel.
L’Ue ha imparato la lezione?
Riapre Hormuz. Ma il nodo, adesso, è legato ai tempi. Finalmente il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen ne ha imbroccata una. Crede, e non ha torto, che ci vorranno mesi prima che la situazione torni alla normalità. Un paio di mesi, ecco. Senza la pace, le scorte “sarebbero finite entro l’estate”. Poi, mestamente, torna a smerciare paccottiglia ideologica sfidando, oltre al buon senso, pure il ridicolo: “Il Green Deal non è il problema, ma parte della soluzione”. A cosa? Boh. E intanto minaccia un altro piano di elettrificazione da presentare “prima della pausa estiva”. Nel frattempo, la più grande compagnia petrolifera del Medio Oriente, Saudi Aramco, accorcia i tempi: dicono da Riyadh che basteranno poche settimane per rimettere insieme la macchina dei rifornimenti. Speriamo bene.