L'inflazione vola al 3,2%, le proiezioni dei consumatori: rincari oltre i mille euro l'anno
Il conto della guerra, sperando che sia veramente finita, è arrivato. Ogni famiglia italiana ha già pagato o pagherà da qui alla fine dell’anno, solo in termini di rincari legati direttamente o indirettamente al conflitto in Medio Oriente, qualcosa come 1.058 euro ciascuna. Una stangata, fatta e finita. Che, per i nuclei con almeno due figli, si fa ancora più salata e sale, ancora, fino a ben 1.461 euro all’anno. I conti del Codacons arrivano dopo i numeri pubblicati dall’Istat sull’inflazione definitiva per maggio. Le cifre degli analisti di via Cesare Balbi riferiscono che a maggio scorso il caro vita è salito al 3,2%.
Una questione d’energia
Paradossalmente, almeno per come era andata finora, a frenare l’ulteriore risalita dei prezzi è stato il costo del cibo e, più in generale, dei beni alimentari. Se tra benzina e bollette è stato un massacro, la decelerazione dei listini alimentari ha portato alla flessione della corsa del carrello della spesa. È passato dal +2,3 per cento al +1,9%. Il dato acquisito sul trend annuale, a maggio, porta l’inflazione al +2,6% mentre l’inflazione di fondo si è ancorata all’1,7%, in aumento (quasi) impercettibile di un solo decimo di punto percentuale (ad aprile era all’1,6%). In termini percentuali. Poi arriva il conto della guerra.
Vola l’inflazione, arriva il conto della guerra
L’analisi sui dati da parte degli esperti del Codacons, però, traduce in soldoni la maggiore spesa che le famiglie italiane dovranno sostenere. Al di là dei supporti per la registrazione, il cui costo è salito del 60,7% (per la disperazione di tecnici e appassionati), la mazzata vera è arrivata sul gasolio per il riscaldamento salito del 36,8 per cento e, soprattutto, quello per i mezzi di trasporto. Fare il pieno di diesel, il cui costo s’è impennato del 25,4%, è diventata una vera sfida per il portafogli delle già esauste famiglie italiane. Il guaio è che, per la solita legge dei razzi e delle piume, ci vorrà davvero tanto tempo prima che i listini dei carburanti tornino a mostrare prezzi più accessibili.
Razzi e piume
I costi, che si sono impennati come missili a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, scenderanno con estrema lentezza e ci vorranno intere settimane prima che, planando lievi come piume, i prezzi tornino a scendere. Ciò dipenderà, innanzitutto, dai tempi tecnici che ci vorranno per riaprire, effettivamente, i canali di rifornimento dal Medio Oriente al resto del mondo. Poi bisognerà “smaltire” le merci acquistate con prezzi futures alti che, per ovvie ragioni, saranno rivendute ai mercati a costi elevanti. Secondo Codacons, però, resteranno alti i rincari per beni e servizi che “una volta applicati non verranno riassorbiti dal mercato”.
L’eurofollia (inutile) dei tassi alti
E, pertanto, rimarranno a gravare sul ménage familiare di milioni e milioni di famiglie. Dai biglietti per i treni e i mezzi di trasporto fino alla spesa, tutto è a rischio. E non basterà alzare i tassi, come ha deciso di fare la Bce, per convincere i mercati a calare le pretese. Anzi, la decisione arrivata dall’Eurotower si tradurrà in ulteriori esborsi per le famiglie su cui gravano le rate mensili e annuali dei mutui. Insomma, un vero disastro.
L’analisi Unc: la mazzata in arrivo
Ai conti Codacons, si affiancano le cifre elaborate dall’Unione nazionale dei consumatori. Secondo cui, sulla base dei dati Istat relativi all’inflazione di maggio, i rincari che graveranno sulle famiglie saranno compresi in un range che va tra i 505 euro annui per una famiglia composta da due persone ai 734 euro in termini di maggiori esborsi per un nucleo con due figli. In mezzo, 660 euro in più che toccherà pagare alle coppie con un solo figlio. L’analisi Unc riferisce che il tasso di inflazione al 3,2% rappresenta una sorta di record che non si vedeva dai tempi dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, nell’ormai lontano 2022. Attenzione, però. Le cifre snocciolate dall’Unc si riferiscono solo al periodo di chiusura di Hormuz, in pratica dalla fine di febbraio fino a maggio.
Tutti i numeri
Perché se si prende in considerazione l’orizzonte temporale, la stangata si fa ben più corposa. Per una coppia con due figli, considerando l’inflazione tendenziale del 3,2%, si ha “un aumento complessivo del costo della vita di 1157 euro su base annua”. Di questi, ben “241 euro per i soli prodotti alimentari e le bevande analcoliche, 323 euro per i Trasporti, 251 euro per Abitazione, elettricità e gas, 119 per Servizi di ristoranti e di alloggio”. Il conto scende (per modo di dire…) a 1.063 euro per le coppie con un figlio e a 819 euro per le famiglie senza prole.