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Politica

Il blocco progressista restringe il campo largo

di Giuseppe Ariola -


Non solo Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il blocco progressista è assolutamente aperto e disponibile, addirittura propenso, ad allargare ulteriormente l’alleanza alle forze più centriste e moderate. Lo sostiene Nicola Fratoianni e lo conferma Elly Schlein. Anzi, alle accuse di aver sostituito il famigerato campo largo con uno già ribattezzato come stretto, la segretaria del Pd replica rivendicando di essere “testardamente unitaria”. E a proposito di Matteo Renzi, il grande escluso dall’incontro che ha avuto con Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Schlein garantisce di non aver “mai posto veti su nessuno”. Tanto che, aggiunge, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno “il programma lo faremo insieme a tutta l’alleanza a partire da settembre”. Eppure, nonostante l’organizzazione programmatica della coalizione sia stata fissata per dopo l’estate, “non vuol dire che prima staremo fermi, perché non partiamo da zero”.

Una coalizione ad escludendum

Ma allora, perché in questa fase gli altri attori che dovrebbero entrare a far parte del campo largo, evidentemente al momento finito in lavatrice a 90 gradi e con la centrifuga al massimo, non sono stati coinvolti? La risposta è semplice: perché come sempre l’unità a sinistra non è sui valori ma solo in chiave anti centrodestra. Così, nel tentativo di semplificare il quadro, le forze più a sinistra dell’opposizione – dove Elly Schelin ha spostato il Pd – hanno ben pensato di accelerare per mettere dei punti fermi e dettare poi la linea a quanti si vorranno aggregare al blocco che ama definirsi progressista. Un modo per fregare innanzitutto Renzi, disposto a ingoiare addirittura l’alleanza con il tanto avversato Conte per favorire la nascita di quello che sarebbe dovuto essere il campo largo. Il suo protagonismo è noto. La capacità anche.

La mossa anti Renzi

Altrettanto vale per la conoscenza delle dinamiche politiche e l’esperienza in quelle istituzionali. Insomma, per evitare che, essendo bravo, Renzi potesse dare filo da torcere agli esponenti del campo progressista, si è deciso di metterlo se non fuori quantomeno ai margini. Per poi farlo rientrare a tempo debito, ma soprattutto a giochi fatti. Anche a costo di spaccare ulteriormente il Pd, in particolare con l’area riformista. Ma il leader di Italia Viva non è l’unico a essere stato escluso dalla fase embrionale dell’organizzazione della coalizione che dovrà sfidare alle urne quella guidata da Giorgia Meloni. Dalla foto del quartetto progressista mancano anche +Europa, Alessandro Onorato, volto del civismo di centrosinistra, ed Ernesto Maria Ruffini. Colui che da tempo incoraggia la nascita del campo largo e che cerca con sempre maggiore insistenza di entrare nel dibattito politico.

Gli altri esclusi da parte del blocco progressista

L’ex numero uno dell’Agenzia delle Entrate, in realtà, recentemente si è a più riprese espresso proprio sulle dinamiche interne al centrosinistra. In particolare, a proposito della strategia che le opposizioni dovrebbero utilizzare in occasione del voto sulla modifica della legge elettorale e sulle primarie per scegliere il leader del centrosinistra. Insomma, un altro che rischia di rompere le uova nel paniere rispetto al tentativo di Pd, 5 Stelle e Avs di monopolizzare la coalizione. E che quindi è stato fatto fuori, almeno per il momento.


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