L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Gaza tra le macerie mentre Iran e Usa trattano: la pace è appesa a un filo

Gli accordi annunciati negli ultimi mesi sono incompleti, i cessate il fuoco instabili e le promesse di ricostruzione evanescenti

di Mauro Trieste -


Iran e Stati Uniti tornano a parlarsi oggi a Doha, attraverso mediatori qatarioti e pachistani, nel tentativo di consolidare il memorandum d’intesa che ha congelato, senza davvero chiuderla, la guerra scoppiata a febbraio. Sul tavolo ci sono lo Stretto di Hormuz, la stabilità regionale e soprattutto la questione dei fondi iraniani bloccati all’estero. Un nodo che Teheran considera decisivo per misurare la buona fede americana.

Il nodo dei fondi iraniani congelati

Secondo fonti citate da Al Arabiya, entro la settimana la Repubblica islamica dovrebbe ricevere circa tre miliardi di dollari. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha chiarito che i sei miliardi custoditi nell’emirato, metà dei dodici complessivi che gli iraniani rivendicano, non sono ancora stati trasferiti. Una puntualizzazione che stride con le parole del presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, che aveva definito l’accordo con Washington “una grande vittoria”, sostenendo che le sanzioni sul petrolio fossero state revocate e che i fondi sarebbero stati “presto restituiti”.

La fragilità della tregua tra Iran e Usa

La tensione resta alta. Il portavoce iraniano Esmaeil Baghaei ha avvertito che qualsiasi violazione del memorandum da parte degli Stati Uniti riceverà una risposta immediata. Baghaei ha accusato apertamente la Nato, citando anche l’Italia, di aver partecipato alle operazioni statunitensi contro l’Iran, definendo le parole del segretario generale Mark Rutteuna chiara ammissione” di complicità. Per Teheran, anche il semplice supporto logistico europeo configurerebbe un illecito internazionale. Sullo Stretto di Hormuz, poi, il portavoce ha respinto le osservazioni del presidente francese Emmanuel Macron. “Non c’è bisogno di alcun intervento esterno”, ha affermato, accusando Parigi di voler entrare in dinamiche che non le competono.

L’inconsistenza dell’Ue

In questo quadro, l’Unione Europea tenta di ritagliarsi un ruolo. Il rappresentante speciale per il Golfo, Luigi Di Maio, ha incontrato a Doha il premier qatariota per sostenere gli sforzi di mediazione sul dossier nucleare. Ma la diplomazia europea appare marginale rispetto al braccio di ferro in atto.

In Libano e a Gaza si continua a morire

Intanto, sul terreno, la guerra continua a produrre ferite profonde. In Libano, durante la notte scorsa, Israele ha colpito più volte nel distretto di Nabatieh, mentre nella Striscia di Gaza il bilancio delle ultime 24 ore è di otto morti e ventisei feriti. Secondo il ministero della Salute di Gaza, dall’inizio del cessate il fuoco di ottobre, fragile, pieno di deroghe e violazioni, sono state uccise oltre mille persone. Dallo scoppio della guerra il numero dei palestinesi morti ha superato quota 73 mila.

La denuncia del cardinale Pizzaballa

Ed è proprio dall’enclave palestinese che è arrivato l’allarme più drammatico. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, appena rientrato da una visita nella Striscia, ha descritto un inferno: “Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più”. Ma ciò che colpisce di più, ha raccontato, sono gli odori, le fognature a cielo aperto, le tende improvvisate. E una terribile piaga che le immagini non mostrano, quella dei topi che mordono i bambini in un ambiente dove la vita quotidiana è diventata un esercizio di sopravvivenza.

Le mosse lente del Board of Peace

A Cipro il Board of Peace per Gaza, iniziativa del presidente statunitense Donald Trump, tenta di ricalibrare una strategia finora segnata da difficoltà finanziarie e contestazioni di legittimità, ma la pace resta lontana. Gli accordi annunciati negli ultimi mesi sono incompleti, i cessate il fuoco instabili e le promesse di ricostruzione evanescenti. La regione vive in un equilibrio precario, dove ogni dichiarazione, ogni raid, ogni ritardo nei trasferimenti finanziari può far saltare un processo negoziale che non ha ancora trovato un terreno solido.


Torna alle notizie in home