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Ambiente

Il “treno” Pnrr ? L’Italia dei Comuni lo ha perso

Dal "bollino rosso" all'allerta meteo: il Paese si riscopre fragile

di Angelo Vitale -

Due vigili del fuoco accanto ad un'auto colpita da un albero dopo l'ondata di maltempo in Emilia-Romagna nella giornata di ieri


Di fronte a un’attualità che non concede tregua, il Paese si scopre nudo: l’Italia dei Comuni ha perso il “treno” del Pnrr.

Il fango travolge il Veneto, i downburst sferzano la Toscana, la Capitale si è svegliata ieri sotto un nubifragio mentre i territori dell’Italia dei Comuni vivono una nuova tappa del fallimento di una governance che ha mancato l’appuntamento con la resilienza. Ora, resta solo la via dell’emergenza.

Dal bollino rosso all’allerta meteo

In meno di ventiquattro ore, l’Italia è passata dal bollino rosso dell’afa soffocante all’allerta rossa per il maltempo. Non è più un’anomalia – ormai si ripete sempre più spesso -, ma la “prova sul campo” di eventi meteo estremi che corrono più veloce della nostra capacità di adattamento. Mentre i termometri segnavano record, le ultime due giornate sono chiuse con il passaggio violento di perturbazioni che hanno devastato il territorio.

A Cecina raffiche di vento fino a 110 km/h hanno divelto tetti e allagato abitazioni in pochi minuti. In Veneto la Protezione Civile ha dichiarato l’allerta rossa, con oltre 390 interventi dei Vigili del Fuoco per alberi sradicati e fulmini. Anche Roma non è stata risparmiata, svegliandosi sotto la sferza di un maltempo che ha paralizzato trasporti e viabilità.

Perso il “treno” Pnrr

Nell’Italia dei Comuni, il vero fallimento non viaggia nelle nuvole cariche d’acqua ma nelle scrivanie vuote degli uffici tecnici degli enti locali. All’EcoForum di Legambiente, conclusosi ieri a Roma, un j’accuse unanime: l’Italia continua a vivere nella “cultura del giorno dopo”, spendendo per riparare i danni anziché per prevenirli.

Ancora più amaro, il dato politico. Il 30 giugno – solo poche ore fa – è scaduto il termine tassativo per molti interventi chiave del Pnrr. Moltissimi Comuni, soprattutto i piccoli e medi che gestiscono le aree più fragili, hanno ufficialmente perso il treno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il motivo, da mesi narrato anche da L’identità, è un cortocircuito burocratico.

La norma che prevedeva solo assunzioni a tempo determinato ha spinto i professionisti (ingegneri, geologi, tecnici) verso il settore privato, lasciando i municipi senza le braccia necessarie per progettare e dirigere i lavori. Il risultato è un imbuto di rendicontazione che oggi rischia di tradursi nel definanziamento di opere vitali per la sicurezza idrogeologica.

Ora, “emergenza continua” sul Piano

Sfumata la possibilità di una riforma strutturale, l’unica via rimasta è quella di una manovra emergenziale, una serie di “scappatoie” procedurali e interventi di soccorso centralizzato per evitare il disastro economico ed ecologico. Le strade ipotizzate dai tavoli tecnici sono drastiche.

Serve una scissione tra fine lavori e collaudo, con una “sanatoria formale” per consentire ai Comuni di rendicontare il raggiungimento dei target Ue allegando il solo certificato di fine lavori, rimandando i collaudi al 2027. Servono poteri sostitutivi: l’attivazione massiccia della Struttura di missione della Presidenza del Consiglio, che esautora i Comuni inadempienti nominando commissari straordinari o affidando i cantieri a società pubbliche come Invitalia.
E serve il “paracadute” dei Fondi nazionali, per spostare i progetti falliti dai fondi europei a linee di finanziamento statali. Così certificando il fallimento della missione Pnrr originaria pur di non fermare le ruspe.

Clima, non servono più i “vecchi metodi”

In questo scenario, non aiuta un sistema di monitoraggio che sembra cieco – o meglio, “bendato” – davanti agli eventi estremi. Oltre all’impasse amministrativa, le fonti evidenziano l’inefficacia dei modelli scientifici tradizionali. L’Ispra avverte che i sistemi di monitoraggio attuali sono nati per calcolare rischi su base storica (i vecchi “tempi di ritorno”), modelli che oggi vengono mandati in tilt dai flash floods. Le piogge brevi e violentissime rendono inefficaci le reti di drenaggio urbano e le previsioni classiche.

A ciò si aggiunge la frammentazione delle Arpa regionali, che non dispongono di risorse e tecnologie omogenee da Nord a Sud, impedendo una predizione predittiva in tempo reale. E così il sistema di protezione resta bloccato in una comunicazione emergenziale che avvisa i cittadini ma non riesce a mettere in sicurezza i punti critici del territorio. L’Italia di questo luglio è un Paese che ha i fondi ma non ha le persone, che ha i satelliti per vedere il cemento ma non ha i tecnici per fermarlo. La manovra emergenziale del governo servirà sicuramente a salvare i bilanci del “treno” Pnrr. Intanto, i territori locali hanno perso una importante occasione per diventare moderni, resilienti e, finalmente, sicuri.


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