La miopia della Sinistra: così dieci anni di ideologia hanno regalato voti a Vannacci
La gestione dei confini non è razzismo. Come dieci anni di accoglienza indiscriminata hanno esasperato le persone perbene e spinto la Destra estrema in Europa
Esiste un filo rosso, robusto e transnazionale, che unisce la nascita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci in Italia, l’avanzata di Alternative für Deutschland (AfD) in Germania e il peso specifico intatto di Nigel Farage oltremanica. Un legame che si estende, per assurdo che possa sembrare, fino alle dinamiche identitarie e di rottura dello “scisma” lefebvriano sul piano religioso. Questo filo rosso si chiama crisi del modello di integrazione e si nutre della domanda più elementare che un cittadino possa rivolgere al proprio Stato: la richiesta di sicurezza e di legalità.
Nel dibattito politico continentale, tuttavia, questa richiesta è stata a lungo trattata come un tabù. Per oltre dieci anni, la Sinistra italiana – con la linea dell’accoglienza a prescindere simboleggiata dal modello Boldrini – ha portato avanti una narrazione che ha sistematicamente bollato come “razzista” chiunque sollevasse dubbi sui flussi migratori fuori controllo.
Cittadini perbene bollati come intolleranti: il cortocircuito
Si è trattato di un cortocircuito comunicativo e politico fatale. Questa colpevolizzazione ideologica ha finito per esasperare milioni di persone comuni e perbene, che si sono viste etichettare come intolleranti solo perché chiedevano il rispetto delle regole e la tutela dell’ordine civile nei propri quartieri. È una richiesta legittima che accomuna tutti i residenti onesti. Tra questi ci sono i tantissimi immigrati regolari, i quali vivono e lavorano in Europa e chiedono a gran voce legalità e rigore. Chi ha seguito iter burocratici e rispettato i tempi della legge per integrarsi è il primo a subire il danno d’immagine e sociale causato dall’illegalità diffusa e dal caos securitario.
Chiedere che uno Stato mantenga il controllo dei propri confini e sappia chi entra nel proprio territorio è, semplicemente, il cardine fondamentale del contratto sociale, slegato da qualsiasi pregiudizio etnico. Quando le tensioni reali (dal collasso logistico delle strutture di accoglienza al business miliardario dei trafficanti di esseri umani, fino alla pressione sui servizi locali) vengono liquidate con supponenza e distacco dogmatico dalla realtà, si produce una frattura insanabile nella fiducia pubblica verso le istituzioni.
Nel vuoto di ascolto cresce il movimento di Vannacci
È esattamente in questo vuoto di ascolto che le forze della Destra estrema e anti-establishment costruiscono le loro fortune. La crescita di movimenti come quello di Vannacci va letta come un atto di legittima difesa e di protesta da parte di un elettorato rimasto privo di rappresentanza tra i partiti moderati; è la reazione a problemi concreti, alimentata dal risentimento verso anni di censura culturale.
Una strategia, quella dei movimenti identitari, che punta a due obiettivi precisi. Da un lato, drenare voti all’interno della stessa area di Centrodestra; dall’altro – ed è la vera sfida numerica – andare a pescare in quell’immenso bacino che è il partito dell’astensionismo. Parlare agli invisibili, a chi ha smesso di votare per disillusione, presentandosi come l’unica alternativa a un sistema sordo, è la chiave per trasformare l’apatia in un voto di rottura.
L’immigrazione clandestina va governata, non ignorata
Sino a quando i partiti tradizionali, di Centrosinistra come di Centrodestra, non prenderanno atto che la sicurezza e la legalità sono precondizioni democratiche e non concessioni ideologiche, la Destra estrema continuerà a crescere. L’immigrazione clandestina è un fenomeno epocale che richiede regole stabili e rigoroso pragmatismo, lasciando da parte i dogmi o la morale. Chi sceglie di ignorarlo, consegna la vittoria ai propri avversari.
Leggi anche: Mattarella saluta il 4 luglio: “Usa e Italia lavorino insieme”
Torna alle notizie in home