Orsini manda la Ue a fare i compiti a casa. Sissignori, avete capito benissimo. Succede che una volta tanto sia Bruxelles a dover studiare. E che a mandarcela, a ripassare, è stato proprio un italiano. Emanuele Orsini, capo di Confindustria, ha detto che l’Ue ha tanto da fare. E, possibilmente, subito. “Credo che sia importante che l’Europa, in un momento come questo complesso geopoliticamente, riesca a fare veramente i compiti a casa, cioè mettere al centro l’industria, le imprese, i cittadini europei e ovviamente i temi dell’energia, che è ancora un tema molto caldo”.
Orsini manda la Ue a fare “i compiti a casa”
Ecco. Perché, se continua così (e solo ieri Porsche ha annunciato altri 4mila licenziamenti che vanno a sommarsi agli oltre 100mila già pianificati da Volkswagen), rimarranno in piedi solo i vincoli, le regole e le normative. Non è certo un bel futuro. Il tema dei temi, al solito, resta l’energia. “Il costo per noi è un tema di sicurezza nazionale. Oggi i primi due Paesi europei più produttivi, Italia e Germania, sono quelli che la pagano di più. Gli imprenditori vanno altrove perché costa la metà, e se chi consuma muore, non rimane neanche chi produce”. Però c’è da fare, e tanto, anche in Italia.
L’Italia e le concessioni ferme
“Suggerirò al presidente del Consiglio la nomina di un commissario all’energia – ha annunciato Orsini – Abbiamo 4mila concessioni ferme nei cassetti delle Regioni, per un totale di 134 Gigawatt. Serve un ultimatum: o le sbloccano entro sei mesi, o interviene il commissario”. E sì, perché a viale dell’Astronomia hanno le idee chiare e, a suo tempo, saranno presentate a tutti. A cominciare dai partiti politici, dall’estrema sinistra alla destra. A cui sarà presentato un piano in dieci punti. Che toccherà, tra gli altri, “l’energia, la crescita, la demografia, i temi europei”. È ancora presto, lo ammette pure Orsini. Ma il momento è decisivo e non c’è da andarci di fioretto. Sono avvisati pure i bastian contrari, Confindustria non tollererà chi rema contro. Specialmente sulla vexata quaestio degli Ets. “Farò la guerra a quei nostri imprenditori che, pensando al loro piccolo, vogliono l’Ets 2”, aveva detto già a Genova nei giorni scorsi. Non è una minaccia, è una promessa.
A Orsini, Bruxelles replica con l’allarme del Mes
A Bruxelles, però, hanno un’altra idea di compiti a casa. E ritengono, va da sé, che a farli debbano essere gli altri. Secondo la solita Ocse l’inflazione sarebbe arrivata al 4,6% nell’area di riferimento. A mischiare pere, mele e lamponi qualcosa di buono (per loro) ne esce sempre. Ma poi è arrivato il tremendo Mes. Che ha pubblicato ieri un report in cui afferma che i Paesi europei sono a rischio. Già il titolo è tutto un programma: “Resilienza sotto pressione”. Ci raccontano, in fondo, cose che già sappiamo. Dobbiamo affrontare una “serie di sfide senza precedenti”. Ma va?
Che sta succedendo?
Che incombono, sulla nostra capoccia, le crescenti minacce alla sicurezza mentre le relazioni commerciali si frantumano e dopo Hormuz (e la chiusura dei commerci con la Russia), abbiamo scoperto pure che le supply chain sono fragili e che quando si spezzano i mercati vanno in tilt. Finora ci è andata benino, ma l’Europa “non sarà immune” agli choc “futuri”. Il nodo evidenziato dal capoeconomista Rolf Strauch (tedesco, ça va sans dire) è il peso del debito pubblico “alto mentre aumentano le necessità di spesa strutturale”. Ogni riferimento all’Italia, che attende con trepidazione la fine del Pnrr, non è per niente casuale. Chiaramente la ricetta del Mes è, tanto per cambiare, sempre la stessa. “Le misure temporanee e mirate”.
Il Mes e le indicazioni sulla Difesa
E poi l’indicazione: si deve investire sulla Difesa perché si tratta, spiegano gli economisti, di piani e misure capaci di garantire rendimenti, anche in fatto di crescita, più elevati rispetto a tutti gli altri. Insomma, il Mes arma l’Europa e attende il primo inciampo per prestare, senza generosità (citofonare Atene), al prossimo Paese membro che ne avrà bisogno. Saranno anni duri. L’Europa deve dotarsi di un piano industriale, che non ha né ha mai avuto davvero. E farlo alla svelta, proprio mentre si dissolve la prima industria continentale.
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