Commissione Covid, tante polemiche per nulla: Conte accusa, non lascia e prende (ancora) tempo
Giuseppe Conte continua a chiedere una data per essere ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid. Scrive lettere, accusa la maggioranza di voler ritardare la sua audizione, denuncia presunti attacchi politici – ritorna ancora il mantra del “plotone di esecuzione” – e sostiene di voler chiarire ogni aspetto del suo operato durante la pandemia.
Commissione Covid: Conte non si dimette da commissario
Ma c’è un punto che continua a rimanere irrisolto. Per poter essere audito dovrebbe prima fare l’unica cosa che ancora non ha fatto: dimettersi da componente della Commissione d’inchiesta. Perché secondo il regolamento chi deve essere ascoltato come testimone non può contemporaneamente sedere tra i commissari che conducono l’inchiesta.
Una situazione che ha riguardato anche Galeazzo Bignami (FdI), che ha lasciato il suo incarico in Commissione proprio per essere convocato in audizione. Un passaggio che Fratelli d’Italia considera la dimostrazione di quale sarebbe la strada da seguire anche per l’ex presidente del Consiglio. Dal canto suo, il leader pentastellato ribatte di aver manifestato da tempo la disponibilità a lasciare temporaneamente il posto, ma pone una condizione: poter rientrare poi in Commissione per partecipare alla stesura della relazione finale – cosa che tra l’altro potrebbe tranquillamente fare in accordo (esclusivamente) con il suo partito che indica i propri membri per le nomine.
Una richiesta che, tuttavia, continua a essere contestata dalla maggioranza, convinta che il comportamento dell’ex premier contribuisca soltanto ad alimentare un contenzioso procedurale. A rincarare la dose è anche il deputato di FdI Marcello Ciancitto, che punta il dito contro la partecipazione dell’ex premier ai lavori della Commissione. In due anni Conte avrebbe preso parte ad appena otto sedute su 137, poco più del cinque per cento del totale, tornando in Commissione soltanto in occasione della riunione dedicata alle audizioni. La dimostrazione, dice Ciancitto, che il leader del M5S si mobiliti solo quando la vicenda riguarda direttamente il suo operato durante la pandemia, mentre per il resto dei lavori sarebbe rimasto sostanzialmente assente.
Altre accuse e altro tempo perso
Nel frattempo, forse per prendere (altro) tempo, Conte ha scelto di spostare il terreno dello scontro anche su altri fronti. Oltre ad attaccare la gestione della Commissione, mette in discussione il metodo di lavoro del presidente Marco Lisei – accusato tra le altre cose di lanciare “false e menzognere accuse” – a proposito della decisione di far ascoltare “comuni cittadini” da consulenti “in totale segretezza” citando anche la Costituzione che, secondo Conte, non sarebbe rispettata.
Poi, rilancia sul caso della transazione da 110 milioni alla società dell’imprenditore Dario Bianchi, uno dei suoi principali accusatori. Temi che certamente aprono l’ennesimo dibattito politico e sui quali ciascuna parte può e potrà maturare una propria opinione. Resta tuttavia la sensazione che tutto questo finisca inevitabilmente per spostare l’attenzione dalla questione principale.
Perché il punto, almeno sul piano procedurale, continua a essere uno solo: se Conte vuole essere ascoltato come protagonista delle decisioni assunte durante la pandemia, deve mettersi nelle condizioni di esserlo, rinunciando temporaneamente al ruolo di commissario. La Commissione Covid nasce con l’obiettivo di ricostruire le responsabilità politiche e amministrative nella gestione dell’emergenza sanitaria iniziata nel 2020. Ed è inevitabile che uno dei principali protagonisti di quella stagione venga chiamato a rispondere delle scelte compiute. E la sensazione è che più che accelerare il confronto, Conte stia cercando di dettarne le condizioni.
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