Premio Strega a Mari: dimenticate le polemiche su Murgia
Dietro i salotti romani, una scricchiolante macchina industriale che non ha memoria, ma solo un bilancio da far quadrare
Lo scrittore Michele Mari autore del romanzo - I convitati di pietra (Einaudi) - vincitore della 80esima edizione del Premio Strega
Premio Strega: vince Michele Mari, se la macchina del business editoriale cancella la memoria di Michela Murgia.
Premio Strega a Mari
Dietro i salotti romani dello Strega, una macchina industriale che non ha memoria, ma solo un bilancio da far quadrare. Le polemiche della vigilia sul presunto scontro tra la linea letteraria di Michele Mari e l’eredità politico-culturale di Michela Murgia sciolte nel giro di una notte.
Il motivo? La “macchina”, per quanto scricchioli sotto i colpi della crisi della lettura e della frammentazione dei social, risponde a una sola legge: quella del business.
La rapidità con cui il ricordo e le battaglie della Murgia sembrano essere stati accantonati in cabina di voto svela la vera natura del premio più importante d’Italia.
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Il cinismo della macchina: il dibattito usa-e-getta
Nelle settimane precedenti il voto, il “partito Murgia” e l’area culturale di riferimento rappresentata in cinquina da Teresa Ciabatti sembravano poter condizionare l’esito dello Strega. L’attivismo e la militanza al centro del verdetto? La macchina editoriale nazionale – un ingranaggio governato dai grandi gruppi (Mondadori/Einaudi e Feltrinelli) – ha fagocitato rapidamente le polemiche per un preciso fine commerciale
Il rumore mediatico serve a vendere la cinquina
Le discussioni sui social, gli schieramenti ideologici e i retroscena servono alla macchina per generare hype e portare in libreria anche i titoli dei non favoriti.
Il voto serve a blindare il fatturato
Quando si tratta di decretare il vincitore, però, l’ideologia fa un passo indietro. Il sistema dei grandi elettori e delle alleanze tra major si compatta sul nome che garantisce la tenuta del prestigio letterario. E, soprattutto, il posizionamento commerciale nella grande distribuzione e negli autogrill durante l’estate.
Perché la memoria viene “rapidamente” dimenticata?
La rapidità con cui l’eredità di Michela Murgia è stata “dimenticata” nel verdetto finale non è un caso. Una semplice necessità biologica della macchina editoriale. La militanza culturale crea comunità fedeli ma polarizzate. Lo Strega, per fatturare e spostare quelle 60mila-100mila copie autunnali, ha bisogno di un prodotto che risponda a logiche di mercato più trasversali e consolidate.
La vittoria netta di Michele Mari dimostra che lo Strega preferisce la rassicurante e geometrica gestione dei voti dei grandi marchi rispetto alle variabili imprevedibili dei movimenti d’opinione.
La macchina scricchiola, deve difendersi dall’avanzata di TikTok e della disattenzione generale. Proprio per questo non può permettersi il lusso di votare per “simpatia ideologica”. Finita la sfilata e spenti i riflettori sulla polemica del giorno, a vincere – almeno nei propositi – sempre il fatturato.
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