La nuova diplomazia saudita e il peso crescente della Cina
Pechino ha dimostrato una notevole abilità diplomatica nel trasformare la sua presenza economica nel Golfo in leva politica
La guerra in Iran ha ridisegnato gli equilibri del Golfo, mettendo a nudo la fragilità politica che attraversa da tempo l’alleanza tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Secondo il New York Times, il conflitto ha accentuato le divergenze tra Donald Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman, mostrando come la relazione tra Washington e Riad non sia più un automatismo strategico, ma un legame condizionato dalle nuove ambizioni saudite.
Le titubanze dell’Arabia Saudita
All’inizio della crisi, Riad avrebbe sostenuto una linea dura, incoraggiando un intervento americano più incisivo contro Teheran. Ma la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana, che ha immediatamente scosso i mercati energetici e messo a rischio la sicurezza delle rotte commerciali, ha cambiato la prospettiva saudita. Di fronte alla possibilità che il conflitto si estendesse al cuore del Golfo, la leadership di Mbs avrebbe progressivamente abbandonato l’idea di un’escalation, orientandosi verso un cessate il fuoco che proteggesse gli interessi del Regno.
Gli attriti tra Riad e Washington
Le tensioni si sarebbero manifestate anche sul piano operativo. Durante una missione americana per garantire la sicurezza dello Stretto, funzionari sauditi avrebbero inizialmente negato alle forze statunitensi l’uso dello spazio aereo del Paese, sorprendendo il Pentagono e costringendo la Casa Bianca ad attivare un canale diretto con Mbs. In quei giorni, riferisce il quotidiano statunitense, si sarebbero moltiplicate le telefonate tra Trump e il principe ereditario, affiancate da colloqui del vicepresidente JD Vance, dell’inviato speciale Steve Witkoff, del genero del tycoon Jared Kushner e del team per la sicurezza nazionale guidato da Marco Rubio.
La nuova postura saudita
La distanza emersa durante la guerra non è un episodio isolato. È il riflesso di una trasformazione più profonda. Negli ultimi anni, Riad ha progressivamente ampliato il ventaglio diplomatico a sua disposizione, rafforzando i rapporti con Cina e Pakistan. Fonti saudite, come Arab News, hanno descritto questa strategia come un “nuovo equilibrio multipolare” che consente al Regno di diversificare i propri interlocutori. La mediazione sino-pachistana del 2023, che ha contribuito alla normalizzazione tra Arabia Saudita e Iran, è stata presentata da diversi media dell’area come la prova della capacità saudita di dialogare con attori globali.
L’abilità diplomatica della Cina
In questo quadro, il ruolo della Cina è particolarmente significativo. Pechino ha dimostrato una notevole abilità diplomatica nel trasformare la sua presenza economica nel Golfo in leva politica, offrendo a Riad un canale di comunicazione con l’Iran che gli Usa non erano in grado di garantire. La leadership saudita ha iniziato a considerare il Dragone come un partner capace di facilitare intese regionali e di sostenere la stabilità del commercio.
La guerra in Iran ha dunque reso evidente che l’alleanza con gli Usa non è più l’unico “pilastro” della sicurezza saudita. Il Regno sta costruendo una diplomazia più autonoma, multilaterale e attenta ai propri interessi regionali.
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