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Cronaca

Le scuse di Autostrade sul Ponte Morandi, la rabbia delle vittime: “Sbigottiti”

La lettera di scuse dell'ad Autostrade in vista della sentenza sul crollo del Ponte Morandi fa infuriare i parenti. Possetti: "Tempismo degno di Totò"

di Cristiana Flaminio -


Autostrade presenta le sue scuse per il Ponte Morandi: “Un dovere morale”. A distanza di sette anni dal disastro, proprio mentre la sentenza si avvicina, attesa per domani al Tribunale di Genova, l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana fa atto di pubblica contrizione in una lettera inviata ai familiari delle vittime. Una missiva che ricorda le responsabilità e quel momento in cui l’Italia scoprì di essere fragile. Una tragedia, un disastro che costò la vita a ben 43 persone. E che riportò altissima l’attenzione sulle infrastrutture e sui lavori pubblici in tutto il Paese.

Autostrade e le scuse per il Ponte Morandi

L’ad di Autostrade per l’Italia presenta dunque le sue scuse per il Ponte Morandi. Arrigo Giana nella sua lettera parte proprio dall’attesa per la sentenza: “In queste ore – scrive Giana – siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina del 14 agosto 2018. Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova”.

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“Il pensiero alle vittime”

La missiva di Giana continua: “In quegli istanti – prosegue la lettera – il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori. Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità”. Le scuse di Autostrade sul Ponte Morandi però non dribblano le precise responsabilità nel disastro.

“Ferite indelebili” e la nuova gestione

“Le azioni e le scelte di alcuni – sostiene Giana -hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità. Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti”. E quindi: “Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”.

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“Rompiamo il silenzio”

Giana ha quindi concluso l’atto di scuse di Autostrade per l’Italia sul Ponte Morandi: “Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”. Intanto, l’attesa per la sentenza si fa sempre più pressante. La Procura ha chiesto 400 anni di carcere per gli imputati.

La reazione dei parenti delle vittime

Le scuse di Autostrade per l’Italia non hanno fatto breccia tra i parenti delle vittime del disastro del Ponte Morandi. Che, anzi, si son detti “sbigottiti” nel leggere la lettera firmata dall’Ad Giana. Egle Possetti tuona: “Siamo sbigottiti di leggere stamattina sui giornali nazionali un comunicato dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana che chiede scusa a nome della società per la strage del Ponte Morandi. Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno”. Già, perché il nodo è quello della sentenza. “Domani sarà nota la sentenza di primo grado, emessa dal collegio giudicante, e oggi dopo oltre un anno alla guida della società l’amministratore delegato chiede scusa per il passato, evidenziando quanto sia diversa l’attuale composizione societaria,
quanto sia cambiata, eccetera”.


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