L'estate passa coi tassi al 2,25% sui depositi. Lagarde pensa alle elezioni francesi ma non molla la poltrona all'Eurotower
Rimandati a settembre: la Bce tiene i tassi fermi al 2,25%. Tutto sommato (guerre, crisi energetica, spinte rigoriste dai soliti tedeschi), ci è persino andata bene. Abbiamo guadagnato almeno un paio di mesi prima della seduta di settembre, che si terrà presso la sede della Bundesbank, in cui la banca centrale europea potrà (e secondo molti analisti dovrà) procedere al già minacciato aumento, dopo quello di giugno, del costo del denaro. Christine Lagarde, però, è in piena campagna elettorale. Si fa fotografare al supermercato e ringrazia chi posta in rete le immagini, fa pubblicare le nuove e carinissime banconote. Non si può permettere di far storcere il naso ai francesi a cui si presenterà in vista delle Presidenziali del 2027.
La Bce tiene i tassi fermi (per ora)
Lei, però, non vuol dare alcuna speranza a tutti quei banchieri che, ormai da mesi, stanno brigando alle sue spalle per prenderne il posto. Magari spingendola alle dimissioni prima del tempo. Scenario che, adesso, Lagarde smentisce: “Il capitano non abbandona la nave prima del tempo, non vi libererete di me prima del 2027”. Verrebbe da commentare con una sola parola: purtroppo. Ma, considerando che i falchi tedeschi e olandesi sono in pole position, sarebbe un’opzione, quella dell’addio anzitempo di Lagarde, da non prendere da subito come una liberazione. Al momento, però, il fatto che la Civetta sia in campagna elettorale rappresenta l’unica speranza per l’Europa. Siamo “ben posizionati”, dicono da Francoforte, “per affrontare l’incertezza causata dal conflitto” in Iran.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA
Le Borse respirano ma l’ansia cresce in vista di settembre
Le Borse hanno immediatamente tirato un sospiro di sollievo e pure il dollaro ha ripreso forza nei confronti dell’euro. Una benedizione per le imprese che temono, ancora più che l’inflazione, l’eccessiva pesantezza della moneta comunitaria sui mercati internazionali. Ma bisogna stare attenti, all’erta. Proprio Lagarde ha spiegato che le prospettive, sui prezzi dell’energia, sono ben superiori rispetto a prima che scoppiasse il conflitto. Ciò significa che se la crescita è orientata al ribasso, l’inflazione punta a rialzarsi e, citando la governatrice, “è probabile” che i rincari “mantengano l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo nella prima metà del 2027”. Insomma, siamo a rischio. Niente che non sapessimo già. Ma, almeno l’estate, scivolerà via senza scossoni. Ma con una preoccupazione in fondo alle vacanze. Rimandati a settembre. Quando, con ogni probabilità, un ulteriore giro sul costo del denaro sarà inevitabile. È proprio Lagarde ad annunciarlo. “La decisione è stata unanime”, ha riferito la governatrice che aspira ad entrare, da presidente, all’Eliseo. Ma, c’è sempre un ma. “Ci sono stati alcuni che si sono chiesti se non dovessimo considerare un rialzo”.
Dopo l’estate la rivincita dei falchi?
Stavolta, però, il fronte delle colombe ha retto. “Abbiamo deciso tutti, all’unanimità che eravamo posizionati adeguatamente per attendere”, ha sospirato la signora Lagarde. Perché, ha detto, “abbiamo applicato il metodo concordato: cercare di capire intensità e durata dello shock e questo spiega la decisione di tenere i tassi fermi, per ora”. Appunto, quel “per ora” fa la differenza. Rimandati a settembre, ecco. Nella speranza che qualcuno, nel frattempo, si passi una mano per la coscienza e che la guerra, anzi le guerre, finiscano. Le prospettive, anche in questo caso, non appaiono entusiasmanti. Ed è proprio Lagarde, ahinoi, a dirlo: “Gli sviluppi di questa mattina (ieri ndr) sono allarmanti e avranno chiaramente un impatto”, ha affermato riferendosi alle petroliere bombardate dagli houthi. Pur ammettendo che l’episodio “non è stato preso in considerazione nella decisione adottata” nella giornata di ieri. Tuttavia la Bce “non ignora uno shock energetico che si prolunga, che potrebbe intensificarsi e che certamente ha ripercussioni”. Rimandati a settembre, ecco.