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Esteri

Ratko Mladić non morirà mai, la Serbia onora il suo eroe e i Balcani si infiammano

di Gianluca Pascutti -

@ANSAfoto


La salma di Ratko Mladić, morto all’Aia, nei Paesi Bassi, in un ospedale penitenziario del centro di detenzione delle Nazioni Unite, dove stava scontando l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra è stata accolta da 20mila serbi e gli onori militari e cinque ministri del governo di Belgrado. Seppur non siano stati funerali di Stato inizialmente paventati dalle autorità, la cerimonia con il feretro portato a spalla dai militari fuori dalla chiesa di San Luca a Belgrado e il pellegrinaggio continuo verso la tomba di Mladic nel cimitero di Topider, sono state giudicate inaccettabili da Bosnia e Croazia.

Figure oscure al funerale

All’avvio del corteo funebre per Mladić comparivano alcune auto scure, con vetri oscurati e targhe BIH, arrivate dalla Bosnia-Erzegovina. Erano i mezzi degli esponenti istituzionali della Republika Srpska, la componente serba della Bosnia che durante la guerra aveva nominato Mladić alla guida dell’esercito locale impegnato nell’assedio di Sarajevo e nella presa di Srebrenica. La figura politica più rilevante presente alla cerimonia era Milorad Dodik, già presidente dell’entità tra il 2022 e il 2025 e per quattro anni membro della presidenza statale bosniaca.

Per la Bosnia è stata superata la Red Line

Elmedin Konakovic, ministro degli esteri della Bosnia ha subito dichiarato due diplomatici serbi persone non gradite e imposto la loro espulsione entro 48 ore. Contemporaneamente sono stati ritirati tutti i diplomatici bosniaci presenti a Belgrado. In un’intervista il ministro degli Esteri bosniaco, Konakovic, ha dichiarato: «Se potessi, interromperei immediatamente le relazioni diplomatiche con la Serbia».

La Croazia parla di propaganda incendiaria

La Croazia ha avvertito che potrebbe bloccare il cammino europeo della Serbia, un percorso che ormai interessa sempre meno alla popolazione serba. Zagabria ha ventilato l’ipotesi di fermare l’adesione di Belgrado alla Ue, indicando tre segnali preoccupanti legati alla leadership serba, propaganda incendiaria, riarmo e revisionismo storico.

Il vento sul feretro di Mladić riaccende l’odio sepolto nei Balcani

Le tensioni tra serbi, croati e bosniaci restano sepolte sotto la cenere, ma sotto arde ancora l’odio che aveva incendiato la guerra dei Balcani. Il funerale di Mladić e stato come un colpo di vento che ha riportato tutto in superficie. Durante il pellegrinaggio alla tomba del comandante serbo si sono viste lacrime, abbracci, testimonianze di chi lo considera ancora un eroe. Ma il segnale più inquietante è arrivato dai giovani, ragazzi che, davanti alle telecamere, hanno detto di essere pronti a indossare le divise dei padri e dei nonni e tornare a combattere per la Grande Serbia. Un messaggio che, nei Balcani, suona come un campanello d’allarme.

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