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Gravi indizi di reato

GRAVI INDIZI DI REATO – Il mistero del taxi “Siena 22” non ha ancora un colpevole

di Francesca Petrosillo -


La vicenda di Alessandra Vanni resta uno dei casi più oscuri della cronaca nera italiana. La tassista senese ha perso la vita nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1997 e, nonostante gli anni trascorsi, il colpevole non è mai stato individuato. L’episodio ha sconvolto la città di Siena e ha dato origine a un’inchiesta complessa, tra piste diverse, congetture e riaperture del fascicolo, senza però arrivare mai a un nome certo.

Vanni aveva 29 anni ed era impiegata presso la cooperativa dei tassisti senesi. Aveva iniziato lavorando al centralino, smistando le richieste dei clienti verso gli autisti, per poi ottenere l’abilitazione alla guida. Da poco viveva una relazione con un collega, e quella sera aveva accettato di sostituire lo zio, all’estero per lavoro. Terminato il turno al centralino, si è messa al volante della vettura “Siena 22” per alcune corse serali. Durante la serata ha accompagnato alcuni paracadutisti e una famiglia di turisti inglesi. Poco dopo le 23 ha ricevuto un’ultima chiamata: prima ha portato due studenti, poi è tornata in piazza Matteotti, dove si è fermata a parlare con alcuni colleghi. Rimasta sola, ha caricato a bordo uno sconosciuto diretto fuori città. Il tassametro ha registrato il tragitto verso Castellina in Chianti, lungo la via Chiantigiana. Da quel momento, di lei si sono perse le tracce.

Il ritrovamento e le piste dell’inchiesta

Durante la notte l’auto è stata ritrovata vicino a una discarica abusiva, nei pressi del cimitero di Castellina in Chianti. La donna è stata trovata senza vita, ancora seduta al posto di guida, legata e imbavagliata. Gli accertamenti hanno stabilito che è stata strangolata con la stessa corda usata per immobilizzarla. Non sono emersi segni di violenza sessuale né tracce evidenti di colluttazione. L’incasso della giornata era scomparso, ma gli inquirenti non hanno ritenuto sufficiente la sola pista della rapina. Le indagini hanno seguito diverse direzioni. Nei giorni successivi è arrivata anche una lettera anonima in latino, con una citazione dell’Apocalisse, attribuita probabilmente a un mitomane.

Negli anni sono emerse nuove ipotesi, tra cui un legame con la banda criminale che nello stesso periodo aveva sequestrato l’imprenditore Giuseppe Soffiantini. Il caso è stato riaperto più e più volte, con nuovi esami del Dna, riesumazioni e analisi dei tabulati telefonici con tecnologie avanzate, ma ogni verifica ha dato esito negativo.

Un cold case senza colpevole

Anche l’ultima riapertura del fascicolo si è conclusa con una richiesta di archiviazione. L’omicidio di Alessandra Vanni è rimasto irrisolto, e il mistero del taxi “Siena 22” continua a essere uno dei cold case più enigmatici della cronaca italiana.

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