GRAVI INDIZI DI REATO – “Dovevo salvarli”: Andrea Yates e l’orrore dei cinque figli annegati
La mattina del 20 giugno 2001, un’agghiacciante telefonata al 911 ha portato la polizia davanti a una casa di Clear Lake City, nell’area di Houston, in Texas. A chiedere l’intervento degli agenti è stata Andrea Yates, 36 anni, madre di cinque bambini. Pochi minuti prima li ha uccisi tutti, annegandoli uno dopo l’altro nella vasca da bagno. Le vittime sono state Noah, 7 anni, John, di 5, Paul, di 3, Luke, di 2, e Mary, di appena sei mesi.
Dopo averli annegati, Yates ha sistemato quattro dei loro corpi su un letto, mentre Noah è rimasto nella vasca. Poi ha chiamato la polizia e il marito Russell “Rusty” Yates, chiedendogli di tornare immediatamente a casa. Dietro un gesto apparentemente inspiegabile, gli investigatori hanno scoperto una storia segnata da anni di gravi problemi psichiatrici. Le condizioni di Andrea sono peggiorate soprattutto dopo le gravidanze. Nel 1999 ha tentato il suicidio ed è stata ricoverata in ospedale.
Il processo Yates: due giurie, due verdetti opposti
I medici hanno anche avvertito la famiglia dei rischi legati a un’altra gravidanza. Nonostante questo, nel novembre del 2000 è nata Mary, la quinta figlia. Nei mesi successivi Andrea è precipitata nuovamente in una grave crisi. È stata ricoverata ancora e ha mostrato comportamenti compatibili con uno stato psicotico e, in alcuni momenti, quasi catatonico. La sua malattia è diventata il cuore del processo: Yates ha raccontato di aver sviluppato deliri di carattere religioso e di essersi convinta di essere una cattiva madre. Ha creduto che i suoi figli fossero destinati alla dannazione a causa sua e che ucciderli fosse l’unico modo per salvarli. Nel 2002 una giuria ha però respinto l’ipotesi dell’infermità mentale.
Andrea Yates è stata dichiarata colpevole di omicidio capitale e, nonostante la richiesta del procuratore alla pena di morte – poi rigettata – ha ricevuto una condanna all’ergastolo. Tre anni dopo, il caso ha subito una svolta. La Corte d’Appello del Texas ha annullato la condanna a causa della testimonianza errata dello psichiatra dell’accusa, Park Dietz. Andrea Yates è stata quindi processata una seconda volta. Il 26 luglio 2006 la nuova giuria è arrivata alla conclusione opposta rispetto alla prima: l’ha dichiarata non colpevole per infermità mentale. Dopo il verdetto Yates è stata affidata a strutture psichiatriche statali. Il suo caso è diventato uno dei più emblematici della cronaca giudiziaria americana e ha acceso un dibattito che è andato ben oltre il tribunale: quello sulla psicosi postpartum, sulla salute mentale delle madri e sul confine, spesso difficilissimo da stabilire, tra malattia psichiatrica e responsabilità penale.
LEGGI TUTTE GLI EPISODI DI GRAVI INDIZI DI REATO
Torna alle notizie in home