Dagli attacchi alle forze dell’ordine a quelli contro il governo
Se non suonasse come veramente di cattivo gusto, a certi attacchi rivolti al ministro Piantedosi verrebbe da rispondere “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Perché, visto il clima che si respira e la confusione che si vuole strumentalmente creare, il tentativo di sfruttare i recenti attacchi contro le forze dell’ordine per scagliarsi contro il governo è del tutto evidente. L’apice di questa strategia si è registrato nei commenti e nell’analisi che, tristemente, qualcuno ha inteso fare dopo le violenze in Val di Susa. Il messaggio che si vuole far passare è il seguente. Gli scontri e la guerriglia messi in atto dai No Tav sono il sintomo del fatto che sul fronte sicurezza il governo ha fallito. Stucchevole.
C’è chi punta il dito contro il governo
Dinanzi a un’azione eversiva meticolosamente organizzata, alla quale hanno partecipato facinorosi provenienti anche da altri paesi e che ha visto andare in scena una vera e propria guerriglia contro gli agenti a presidio del cantiere dell’Alta velocità, la riflessione più alta che giunge dalla parti dell’opposizione è questa. L’appello all’unità del ministro dell’Interno teso a isolare, soprattutto moralmente, i violenti non è stato neanche preso in considerazione. Alla ferita inflitta dai No Tav, la migliore risposta che certa politica ha saputo dare è stata quella di puntare il dito contro il governo. Rendendo lo Stato vittima una seconda volta. Perché le forze dell’ordine a presidio delle opere pubbliche, proprio come quelle chiamate a garantire la sicurezza durante le manifestazioni, non sono la diretta emanazione della maggioranza, a prescindere dal suo colore politico.
I cattivi maestri dietro gli attacchi alle forze dell’ordine
Bersagliarle per condurre una battaglia politica, come per esempio accaduto sull’asse Torino-Bologna, non equivale a fare opposizione, significa attaccare le istituzioni. E piaccia o meno, la verità è che condannare gli scontri dopo che sono avvenuti non basta e, anzi, talvolta suona addirittura ridicolo. Tanto più se poi si tenta di capovolgere la frittata e di far ricadere la responsabilità sul governo, quando invece si è stati determinanti nel favorire contesti e situazioni affinché quelle violenze avessero luogo. È questa la vera responsabilità politica. Lo si è visto mesi fa con Askatasuna e lo stesso è accaduto più recentemente in occasione della manifestazione indetta a Bologna con l’obiettivo di chiedere giustizia per Fakir. Casi nei quali la colpa non è certo quella di aver armato le mani dei violenti, cosa che non è avvenuta, ma le loro menti. Perché quelle sì che sono state rifornite di munizioni ideologiche.
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