L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

La condanna non basta se la piazza è sempre la stessa

di Laura Tecce -


Nelle ore in cui la premier Meloni e il ministro dell’Interno Piantedosi hanno visitato il cantiere Tav in Val di Susa, dove sabato scorso centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri, la condanna della violenza è arrivata anche da sinistra. La Schlein ha espresso solidarietà agli agenti, Sala ha definito gli assalti ai cantieri un “atto criminale”. Parole doverose. Ma la domanda è un’altra: basta condannare la violenza dopo che è esplosa? Non stiamo certo parlando di un episodio imprevedibile, da anni le manifestazioni No Tav attirano gruppi antagonisti, frange anarchiche e Black Bloc, italiani e stranieri, che sfruttano quei cortei per cercare lo scontro.

La responsabilità politica di chi convoca le piazze

C’è poi un elemento politico che non può essere ignorato: queste piazze nascono spesso all’interno di un’area riconducibile a certa sinistra, con il coinvolgimento di movimenti, associazioni e amministratori locali. Proprio per questo la questione della responsabilità politica è centrale: non basta prendere le distanze quando la situazione degenera, servirebbe interrogarsi prima su quali dinamiche si alimentano e su chi viene legittimato a partecipare. Lo stesso schema, del resto, si è riproposto a Bologna: il sindaco Lepore ha chiamato la piazza a tempo record dopo la morte di Fakir, mentre i doverosi accertamenti sono tutt’ora in corso. Anche in quel caso è stato tirato in ballo il solito distinguo fra manifestanti pacifici e frange violente. Distinguo che rischia di diventare un alibi se viene utilizzato per evitare una riflessione più ampia sulle responsabilità di chi convoca e sostiene determinate mobilitazioni.

Quando la protesta diventa un attacco allo Stato

Nessuno mette in discussione il legittimo diritto di manifestare ma se, con regolarità, una parte dei cortei degenera in assalti ai cantieri o in guerriglia urbana, il problema non può essere liquidato ogni volta come una semplice infiltrazione. Se questi episodi diventano sistematici, smettono di essere un incidente e diventano un elemento ricorrente, un terreno ideale per chi vuole trasformare una protesta in un attacco contro lo Stato.

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