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Economia

Ai anti-frodi, l’Italia tra i pionieri in Ue

La relazione Olaf: l'Italia, con Cechia e Portogallo, è tra i soli tre Paesi che hanno implementato l'intelligenza artificiale nella loro strategia nazionale anti-frodi

di Giovanni Vasso -

SEDE OLAF UFFICIO EUROPEO ANTI-FRODE


La realtà fa a pugni coi luoghi comuni e l’Italia, quando c’è da pizzicare evasori o da sgamare potenziali frodi fiscali, diventa un modello persino per l’Ai. In Europa. Di digitalizzazione, addirittura. È scritto nell’ultima relazione Pif della Commissione Europea, una sorta di bilancio annuale redatto insieme all’Olaf, l’organismo deputato, all’interno dell’esecutivo comunitario, a difendere gli interessi monetari e fiscali di Bruxelles.

Ai anti-frodi, Italia tra i pionieri

L’Italia, insieme a Repubblica Ceca e Portogallo, è tra i Paesi che implementano sistemi di intelligenza artificiale nelle strategie nazionali per prevenire le frodi. Per scoprire eventuali problemi (e reati) di natura fiscale e finanziaria. Ma non basta, perché le autorità italiane, insieme a quelle di altri cinque Paesi. E cioè Francia, Ungheria, Belgio, Spagna e Slovenia, sono tra quelle che hanno aperto la strada in Europa all’utilizzo di framework. Ossia di un tipo particolare di software, specificamente destinato al contrasto dei furbetti. Certo, è la necessità a rendere occhiuto il controllo. E no, non perché siamo un Paese di ladri, di evasori genetici, di gente maledetta condannata a non pagare le tasse (e a fregare il prossimo) anche se non lo volessimo. È, più semplicemente, la necessità di far cassa che c’ha un governo, e quindi pure il Fisco, che è in perenne bolletta. A causa (anche) di paletti sempre troppo stretti, di un debito che non scende mai, della necessità di avanzare e migliorare i propri fondamentali economici per raccogliere fiducia (e denari) dai mercati e brindare ai rating rafforzati e agli spread indeboliti.

Cosa fanno gli altri (quasi nulla)

La questione non è per nulla banale. Perché tutti gli altri Paesi, e sono ben 21, non applicano alcuno strumento di intelligenza artificiale per scandagliare pratiche, dichiarazioni reddituali o di qualunque altro genere, documenti di sorta. Germania in testa. Ciò, ovviamente, non significa certo che a Berlino e dintorni non ci siano controlli antifrode o, peggio, che siano una sorta di barzelletta. Fatto sta, però, che l’Italia è tra i Paesi che si piazzano meglio nell’ambito della digitalizzazione dei controlli. In un contesto europeo in cui da Bruxelles, spesso e volentieri, arrivano appelli (finora evidentemente inascoltati da troppi governi locali) a utilizzare persino gli strumenti messi a disposizione dalla stessa Ue. A cominciare dal sistema Arachne+, strumento deputato all’estrazione e all’elaborazione dei dati, al monitoraggio delle procedure e, soprattutto, alla valutazione di potenziali rischi frode.

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Ai, l’ultima frontiera

Insomma, l’intelligenza artificiale è davvero l’ultima frontiera e l’Italia, in un campo che è “suo” ossia quello del contrasto alle frodi, si piazza tra i pionieri se non addirittura i modelli da seguire per gli altri partner comunitari. Il fatto che l’Ai possa servire anche a prevenirle le frodi è una buona, anzi ottima, notizia. I campi di azione sono tanti ma sapere che non sono solo i truffatori a saperli utilizzare è qualcosa che rincuora. L’impatto dell’Ai sull’immaginario (e sulla vita quotidiana) delle persone è davvero imponente. Non solo frodi da cercare o truffe da evitare. Persino la spiritualità e la sfera intima e religiosa delle persone, specialmente dei giovani e fragili, viene insediata o ispirata (a seconda delle visioni) dagli algoritmi.  


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