Campo largo in fiamme: Schlein bacchetta Conte
«Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito»
Campo largo in fiamme: Schlein frena Conte sul veto estero, il Pd in ambasce.
Campo largo in fiamme
Il cantiere del campo largo torna a tremare sotto i colpi della politica estera e della leadership di coalizione. Al centro dello scontro, l’ipotesi lanciata da Giuseppe Conte di affidare direttamente alle primarie di coalizione i nodi strategici sulla difesa e sulle posizioni internazionali. Compreso il blocco dei rifornimenti militari all’Ucraina.
Una prospettiva che ha fatto scattare un vero e proprio altolà da parte del Nazareno e riacceso le fibrillazioni della componente riformista del Partito Democratico.
Lo stop di Elly Schlein: “Prima la sintesi sul programma, poi la leadership”
A chiudere la porta a un modello in cui i gazebo decidono la collocazione euroatlantica dell’Italia la stessa segretaria dem Elly Schlein. Ai microfoni del Tg3, Schlein fissa una paletto d’ingaggio chiarissimo.
«Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».
L’obiettivo della segretaria, blindare l’unità dem e imporre un metodo condiviso prima di consegnare la scelta dei candidati agli elettori. Nel tentativo di superare i continui distinguo interni e le polemiche tra alleati, Schlein cerca di riportare il dibattito sulle battaglie sociali.
«Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi, concentriamoci sui fallimenti di questo governo e sulle nostre proposte concrete, come quella che abbiamo firmato tutti sul congedo paritario, per sostenere milioni di famiglie italiane con cinque mesi pagati al 100% per entrambi i genitori».
Il grande dilemma dem tra Conte e le sirene riformiste
Nonostante il tentativo di spostare il focus sul congedo paritario, la tensione sottotraccia resta alta. L’idea di un percorso in cui i 5Stelle possano condizionare la politica estera dell’eventuale governo di centrosinistra fa storcere il naso all’ala moderata e riformista dem.
Il nodo della politica estera
Per l’area riformista dem l’atlantismo, l’europeismo e il sostegno all’Ucraina non possono diventare oggetto di mercanteggiamento nei gazebo o materia da sottoporre al voto di chi vorrebbe azzerare gli impegni internazionali del Paese.
L’offensiva del (presunto) centro
L’impasse sul “campo largo” riapre spazi d’azione a forze come Azione di Carlo Calenda, che continua a sollecitare i moderati dem ad abbandonare la linea d’alleanza con Conte per dar vita a un polo europeista di centro autonomo.
La guerra d’egemonia
La contesa sulle primarie nasconde il nodo reale: chi deve guidare e dettare l’agenda dell’alternativa al centrodestra? Per il Pd il baricentro non può che rimanere la prima forza dell’opposizione. Il M5S prova a scardinare il predominio del Nazareno sulle questioni di governo.
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