GRAVI INDIZI DI REATO – Caterina Fort La “Belva di via San Gregorio”
Caterina Fort, conosciuta come Rina Fort, è passata alla storia come una delle figure più controverse della cronaca nera italiana. Il suo nome si è legato al massacro di via San Gregorio, avvenuto a Milano il 29 novembre 1946, un delitto che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua ferocia, tanto che i giornali l’hanno soprannominata “la Belva di via San Gregorio”. Prima della strage, la donna ha vissuto un’esistenza segnata da lutti e difficoltà. Ha perso il padre da giovane, ha visto morire il fidanzato poco prima delle nozze e le è stata diagnosticata una sterilità precoce. Si è sposata con Giuseppe Benedet, ma il matrimonio è naufragato per i problemi psichici dell’uomo, ricoverato in manicomio.
Dopo la separazione ha ripreso il cognome da nubile e si è trasferita a Milano, lavorando come commessa. Lì ha conosciuto Giuseppe Ricciardi, proprietario di un negozio di tessuti. Tra i due è nata una relazione, e Fort ha sostenuto di non sapere che l’uomo fosse già sposato. Quando la moglie Franca Pappalardo è arrivata da Catania con i tre figli, la situazione è precipitata: Caterina è stata licenziata e il rapporto con l’amante si è fatto sempre più teso. La rivalità con la moglie e la frustrazione hanno alimentato un forte rancore.
Il massacro di via San Gregorio e la condanna
La sera del 29 novembre 1946 si è consumata la tragedia. Franca Pappalardo e i suoi tre figli, Giovanni di sette anni, Giuseppina di cinque e Antonio di dieci mesi, sono stati uccisi nell’appartamento di via San Gregorio. Il giorno dopo una nuova commessa ha trovato i corpi. Gli investigatori hanno considerato l’ipotesi della rapina, ma gli elementi raccolti hanno indirizzato le indagini verso un delitto passionale. Le indagini si sono concentrate su Caterina Fort, indicata da Ricciardi come sua ex amante. Dopo lunghi interrogatori, la donna ha rilasciato confessioni contrastanti, sostenendo di aver avuto complici e accusando lo stesso Ricciardi di essere il mandante. Le sue versioni sono cambiate più volte e ha continuato a proclamarsi non unica responsabile.
Il processo ha attirato un’enorme attenzione mediatica. Nel 1952 Caterina Fort è stata condannata all’ergastolo, mentre Ricciardi e il presunto complice sono stati prosciolti. Il ricorso in Cassazione ha confermato la condanna. Dopo quasi trent’anni tra i penitenziari di Perugia, Trani e Firenze, ha ottenuto il perdono della famiglia Pappalardo e nel 1975 ha beneficiato della grazia del presidente Giovanni Leone. Tornata libera, ha ripreso il cognome dell’ex marito e ha vissuto riservatamente a Firenze, chiamandosi anche Rina Furlan. È morta il 2 marzo 1988 per un infarto, ma il suo nome è rimasto legato a uno dei casi di cronaca nera più drammatici della storia italiana.
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