Nazionale: da Maldini amari (e irreali) retroscena
L'ex dt si dice all'oscuro del contratto di Pirlo con il provider russo di cui sapeva tutto il mondo
Giovanni Malagò e Paolo Maldini
Una Nazionale sotto scacco? gli amari (e inverosimili) retroscena di Maldini tra contratti “fantasma” e veti di Palazzo.
I “sassolini” di Maldini
I fiumi d’inchiostro versati e i riflettori di mezzo mondo puntati sulla Russia non erano bastati. La stravagante liaison commerciale tra Andrea Pirlo e un noto provider di scommesse russo — dettaglio diventato di pubblico dominio ben prima delle trattative azzurre — come un fulmine a ciel sereno nei palazzi della Figc?
E’ uno degli inverosimili retroscena che emerge dalle parole di Maldini.
Dopo il presidente Giovanni Malagò, infatti, anche la coppia di direttori tecnici composta da Paolo Maldini e Leonardo cade dalle nuvole. Una svista monumentale che solleva un interrogativo spontaneo. Com’è possibile che ai vertici del nostro calcio nessuno sapesse ciò che persino l’ultimo dei tifosi leggeva sul web?
Un quadro anche abituale, quello tracciato da Paolo Maldini al Corriere della Sera, dove la storicità del ruolo della Nazionale sembra finire ostaggio di pretesti, veti politici e alleanze elettorali.
Il grande rifiuto di Pep e la trappola del “codice etico”
L’inizio dell’avventura sembrava un sogno. Maldini e Leonardo si erano spinti fino a Barcellona per convincere Pep Guardiola, sedotto all’idea di guidare gli Azzurri.
“Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli…”
A frenare il catalano, solo la stanchezza fisica e mentale accumulate nei lunghi anni di Premier League?
Virato l’obiettivo su Andrea Pirlo con il pieno avallo iniziale della presidenza, la macchina si era però inceppata sul nascere, travolta dal polverone mediatico legato al contratto dello sponsor russo.
Un ostacolo che, secondo la storica bandiera del Milan, è stato usato come perfetto cavallo di Troia politico.
il contratto di cui “nessuno” sapeva in Figc
“Questa cosa ha sicuramente contato. Noi non la sapevamo. L’opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale”.
Un pretesto? Da Maldini una risposta netta
“Direi di sì. Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali”.
Il paletto di Malagò: la Nazionale condizionata dalla Serie A
Il passaggio più clamoroso – fino a un certo punto…-del racconto di Maldini riguarda però la gestione dei candidati e i limiti posti dall’alto.
Quando la pista Pirlo era tramontata, sul tavolo c’erano le opzioni che portavano a Daniele De Rossi e Fabio Grosso.
Nomi subito depennati per un “paletto” politico imposto dal presidente federale per tutelare gli equilibri di potere con i club.
“Ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi”.
Patti riscritti in corsa e ingerenze
L’impossibilità di operare con l’autonomia garantita all’inizio? “Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo”.
invece, niente da fare, le dimissioni unica strada percorribile.
Una vicenda che lascia sul campo l’immagine di una Nazionale finita sotto scacco, costretta a muoversi non per il bene della maglia azzurra ma entro i confini tracciati dalle alleanze di Palazzo.
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