Siccità estrema in Friuli, la Regione chiede lo stato d’emergenza
Allerta massima e quadro idrico in rapido peggioramento.
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Il Friuli-Venezia Giulia è entrato nella fase di allerta massima siccità, con una situazione che peggiora giorno dopo giorno. Le falde risultano molto sotto i livelli stagionali, i fiumi come Isonzo e Tagliamento mostrano portate ridotte e diverse sorgenti montane sono ormai quasi prosciugate. La Regione ha chiesto al Governo la dichiarazione di stato d’emergenza nazionale, considerata ormai indispensabile per gestire una crisi che coinvolge agricoltura, servizi idrici e sicurezza ambientale.
Temperature record e impatto immediato
Il caldo estremo ha aggravato la situazione. In questi giorni si sono registrati 40°C a Gorizia, 39°C a Cividale e valori sopra i 38°C in gran parte della pianura. Le ondate di calore accelerano l’evaporazione e riducono ulteriormente la disponibilità di acqua, creando un circolo vizioso che rende la siccità una delle principali emergenze regionali.
Montagna in crisi
La zona più colpita è la montagna friulana. Otto comuni, tra cui Arta Terme, sono in emergenza idrica. Qui si interviene con autobotti, razionamenti temporanei e limitazioni severe agli usi non essenziali. Le utenze monitorate sono circa 13.000, con controlli costanti per evitare sprechi e garantire la continuità dei servizi essenziali.
Riduzione delle derivazioni irrigue
L’Osservatorio delle Alpi Orientali ha innalzato la severità idrica da media ad alta. Le derivazioni irrigue vengono ridotte dal -25% al -35%, una misura che pesa sulle coltivazioni ma è considerata necessaria per preservare la risorsa idrica. I consorzi stanno applicando piani di distribuzione più rigidi per evitare il collasso dei sistemi di irrigazione.
Rischio incendi ai massimi livelli
La prolungata assenza di piogge e le temperature elevate hanno portato la Regione a dichiarare la massima pericolosità incendi. Le sterpaglie sono secche, i boschi stressati e il vento caldo aumenta la possibilità di inneschi. La Protezione Civile mantiene attivi presidi e monitoraggi continui.
Le strategie strutturali già avviate
Per affrontare la crisi nel medio periodo, la Regione punta su nuovi invasi multifunzionali e sul recupero della capacità di accumulo di quelli esistenti. L’obiettivo è trattenere più acqua nei periodi di abbondanza, così da garantire riserve utili nei mesi più critici. Si valuta anche un censimento dei pozzi privati e una revisione dei piani siccità dei consorzi.
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