Caporalato nei vigneti del Friuli, paghe da 3 € l’ora
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Un presunto sistema di caporalato, lavoro nero ed evasione fiscale nelle campagne tra Gorizia e Udine è finito al centro di una complessa inchiesta che coinvolge oltre cento lavoratori agricoli. Le indagini hanno portato alla scoperta di 107 braccianti impiegati irregolarmente, con compensi che in alcuni casi non raggiungevano nemmeno i 3 euro netti all’ora.
Il sistema scoperto tra i vigneti
L’attività investigativa ha fatto emergere un’organizzazione che operava nel settore della manutenzione dei vigneti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, decine di lavoratori sarebbero stati impiegati senza le necessarie tutele previste dalla legge. I braccianti, tutti provenienti dalla Romania, avrebbero lavorato nelle campagne friulane tra le province di Gorizia e Udine percependo retribuzioni molto inferiori rispetto a quelle stabilite dai contratti del comparto agricolo. L’ipotesi investigativa della Guardia di Finanza parla di un utilizzo sistematico di manodopera vulnerabile. Gli operai sarebbero stati impiegati in condizioni ritenute incompatibili con le norme che regolano il mercato del lavoro.
Paghe inferiori ai minimi contrattuali
L’aspetto che ha maggiormente colpito gli investigatori riguarda il livello delle retribuzioni. In alcuni casi, infatti, i lavoratori avrebbero ricevuto meno di 3 euro netti per ogni ora di attività svolta. Una cifra nettamente distante dagli standard previsti dal contratto nazionale agricolo. La vicenda riporta al centro dell’attenzione il fenomeno del caporalato, una pratica che continua a rappresentare una delle principali criticità nel mondo del lavoro agricolo italiano.
La presunta frode fiscale milionaria
Parallelamente agli accertamenti sullo sfruttamento della manodopera, sono state sviluppate verifiche di natura tributaria. Gli approfondimenti avrebbero evidenziato oltre un milione di euro di redditi non dichiarati, più di 200 mila euro di IVA contestata e circa 80 mila euro di ritenute non versate. Secondo la ricostruzione emersa dalle verifiche, l’azienda coinvolta risultava formalmente registrata in Romania. Tuttavia, la gestione operativa e direttiva sarebbe stata esercitata stabilmente nel territorio goriziano. Questo meccanismo avrebbe consentito di operare come società comunitaria beneficiando di un sistema ritenuto irregolare dagli investigatori.
L’inchiesta partita dall’operazione contro il caporalato
L’indagine rappresenta uno sviluppo di un precedente filone investigativo dedicato al contrasto dello sfruttamento dei lavoratori agricoli. Nel 2023 erano già scattati arresti nei confronti di quattro persone ritenute parte dell’organizzazione. Il procedimento giudiziario relativo all’ipotesi di caporalato è tuttora nelle fasi processuali previste dalla legge. Nel frattempo, le verifiche fiscali hanno ampliato il quadro investigativo, facendo emergere anche le presunte irregolarità tributarie.
Denuncia e possibili sanzioni
Al termine degli accertamenti, l’amministratore dell’impresa è stato denunciato per le contestazioni di natura fiscale. La società è stata inoltre segnalata agli organi competenti per la valutazione delle sanzioni legate all’impiego di lavoratori in nero.
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