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La nuova giovinezza

Più longevi, più vitali: la vita non solo si allunga ora si allarga

di Giovanni Vasso -


La nuova giovinezza. Luciano De Crescenzo scriveva che la vita, più che allungata, andrebbe “allargata”. E no, non è mica solo una questione etica, morale né filosofica. È un fatto col quale dobbiamo fare i conti. L’aspettativa di vita è già cresciuta ma la sfida vera è quella di restare vitali il più a lungo possibile. Il mondo, attorno a noi, se ne approfitta un (bel) po’. È vero: si vive più a lungo. La conseguenza primaria è che si lavorerà pure di più. Sappiamo che il sistema previdenziale, di fronte a un Paese che non fa più figli, rischia di collassare. Improntato com’è sul meccanismo per il quale le pensioni vengono pagate coi contributi versati da chi lavora oggi, sarà un bel problema immaginare – considerando che le culle sono vuote e che persino gli immigrati iniziano, quando possono, a lasciare il Bel Paese – chi pagherà gli assegni ai lavoratori di oggi.

La nuova giovinezza

I dati Istat ci ricordano che il mercato del lavoro si fa sempre più silver. Le fasce d’età più agée sono quelle che fanno risaltare i maggiori e più interessanti trend di occupazione.
L’occupazione è salita, nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni di quasi cinque punti percentuali, passando dal 54,1% del 2019 al 59 per cento del 2024. Un trend di crescita a cui nessun’altra fascia d’età riesce nemmeno ad avvicinarsi. Difatti, tra chi tra i 35 e i 54 anni, l’aumento del tasso di occupazione è stato di 3,3 punti percentuali. Si è passati dal 73,4% al 76,7%. Un livello di crescita molto simile si è registrato tra gli juniores dai 15 ai 34 anni (+3,2%). Ma in questo caso, sulle percentuali di occupazione generali, si rimane davvero molto lontani con il 44,9%. Sono soprattutto due le caratteristiche che contraddistinguono il boom del lavoro per gli adulti.

Più competenze più tardi in pensione

Più grandi, più esperti: più competenze. Ciò che manca, oggi, al mercato del lavoro secondo tante, troppe imprese. E poi c’è il nodo dei contratti. Che non è da sottovalutare. I rapporti di lavoro, storicamente, sono più stabili e solidi. E quindi sono, almeno in teoria, più ricchi. Certo, c’è da considerare pure che si tratta spesso di posti apicali. Insomma, i manager – come diceva quella vecchia (ma sempre attuale…) battuta dalla saga di Fantozzi quando il mitologico ragioniere va in pensione nel 1986 – altro che terza età, andranno in pensione “nella quinta, sesta età”. Ecco, il guaio è che ciò accadrà anche per i comuni mortali, per i Colzi e per i Mughini e non solo per i Servelloni Mazzanti vien dal Mare. La nuova giovinezza, appunto.

Adelante ma con juicio

I progetti per allungare l’età pensionabile, manco a dirlo, sono già in essere e si parla già di portarla, come già sappiamo, fino a 70 anni. Per adesso su base volontaria e per lavori non usuranti. Domani, chissà. Ma conservare la capacità di lavorare in età adulta significa (anche) che l’obiettivo è quello non solo di raggiungere età sempre più venerande ma di arrivarci, possibilmente, in buona salute e vitalità. La sfida vera della scienza è questa. Allungare le tabelle di speranza di vita è riuscito. E, adesso, dopo una progressione geometrica che sembrava inarrestabile si iniziano pure a segnare dei rallentamenti. Siamo forse arrivati già ad esprimere il massimo della longevità? Forse sì, forse no. Tralasciando chi ritiene, sulla scorta di letture fin troppo letterali (e sballate, ma è un’altra storia) di testi antichi, che si possa vivere per secoli il tema centrale è quello, oggi, di garantire la maggiore vitalità e qualità, piuttosto che quantità, di vita.

In Italia si vive bene più a lungo che altrove

Secondo i conti dell’Organizzazione mondiale della sanità, da qui al 2050 ci saranno nel mondo più di 400 milioni di over 80. La stragrande maggioranza, almeno in termini percentuali rispetto alla popolazione residente, in Occidente. E segnatamente in Italia. C’è da ricordarci che, almeno in termini statistici, l’Italia è il terzo Paese in Europa per aspettativa di vita in buona salute. Sembra un po’ un paradosso per noi, abituati come siamo a guardare sempre al bicchiere mezzo vuoto dei servizi che lasciano a desiderare e a vedere, nell’erba del vicino, una tonalità di verde sempre più brillante della nostra.

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I dati Eurostat

I dati Eurostat nel report Healthy life years at birth riportano che si vive più a lungo in buona salute in Svezia (72,7 anni per le donne e 72,8 per gli uomini), poi a Malta (70,7 anni per le signore e 70,2 per i signori) e quindi Italia (con 68,7 anni per il gentil sesso e 67,2 per i maschi). Si tratta di numeri che sono importanti. Basta tornare con la mente un po’ indietro negli anni e ricordare i nostri nonni a che età già iniziano a considerarsi anziani. Questo è un ottimo punto di partenza per poter parlare, appunto, di nuova giovinezza. Ma si può, e deve, fare di più. Restare attivi e in buona salute non è qualcosa che dobbiamo al nostro sistema previdenziale ma a noi stessi e a chi vogliamo bene. Bastano piccole dosi di stress. Detta così pare un’eresia ma se l’hanno detto (anche) al Vatican Longevity Summit che s’è tenuto a Roma nel mese di maggio scorso, possiamo sicuramente crederci.

Lo stress buono

Non vuol dire che dobbiamo farci carico dei problemi del mondo. Tutto il contrario. Significa non cedere alla tentazione di ritirarsi completamente. Bisogna, come ha evidenziato lo scienziato Suresh I.S. Rattan, tra i luminari della gerontologia contemporanea, tenere presente che la salute non sta scritta nel libro del destino (né tantomeno è questione da diluire nel determinismo genetico) ma è una continua e costante “risposta” all’ambiente e alle condizioni in cui si vive. Il Dna è una base, che per il professore non incide per più del 25%, ma il resto dipende dalle nostre scelte. E scegliere di vivere una vita attiva, chiaramente, ci allunga, anzi ci “allarga” l’esistenza. Consentendoci di vivere meglio, con più consapevolezza e ben piantati nel nostro mondo. Di lavorare di più, certo. Ma anche (se non soprattutto) di viaggiare di più, di innamorarci di più, di vivere ecco di più. Proprio come scriveva il grande Luciano De Crescenzo.


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