L’estate del campo largo e quella ricerca di unità sulla politica estera
L’estate parlamentare è iniziata e i lavori di Camera e Senato sono in pausa. La politica continua a muoversi. A volte completamente sottotraccia, altre meno. È proprio nei mesi estivi, infatti, che spesso prendono forma le interlocuzioni più delicate, quelle lontane dai riflettori e utili a ricucire rapporti logorati da mesi di scontri. Un lavoro silenzioso che punta ad arrivare a settembre con un clima più favorevole e con le condizioni per affrontare un autunno che si annuncia decisivo. A essere chiamato a questo esercizio di ricomposizione è soprattutto il centrosinistra. Il percorso di avvicinamento tra Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra sembrava aver trovato una sua stabilità. La prospettiva era quella di dar vita a un blocco progressista sempre più strutturato. Tuttavia, le ultime settimane hanno fatto emergere crepe che ne hanno complicato il cammino.
Le divisioni
La prima frizione è arrivata sul tema del sostegno all’Ucraina. Giuseppe Conte ha nuovamente marcato una distanza significativa rispetto alla linea del Pd. No al riarmo, sì a un percorso diplomatico con Mosca. Una linea che gli avversari definiscono apertamente filorussa e che continua a rappresentare uno dei principali elementi di distinzione tra pentastellati e democratici. Il confronto non si è limitato alle dichiarazioni. Anche in Parlamento le differenze sono emerse con evidenza. E mentre Conte rivendica coerenza, nel Pd cresce chi teme che una distanza così marcata possa trasformarsi in un problema politico difficilmente superabile. A partire dall’area riformista. Dopo le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alcuni esponenti dell’area moderata del Pd hanno manifestato apertamente il proprio dissenso, arrivando a votare alla Camera in modo difforme rispetto alle indicazioni del partito sulle risoluzioni presentate in Aula dagli altri gruppi.
In nodo primarie
Eppure, il Movimento 5 Stelle non sembra intenzionato ad arretrare di un passo. Anzi, la strategia appare quella di rivendicare con ancora maggiore forza la propria identità. Il messaggio che arriva dai vertici pentastellati è chiaro: chi dovesse scegliere Giuseppe Conte alle eventuali primarie conosce perfettamente la sua posizione sul conflitto in Ucraina. È proprio qui che si concentra il vero interrogativo dell’estate. Se il centrosinistra vuole davvero arrivare a una competizione interna per individuare il candidato premier, sarà inevitabile chiarire prima quale sarà la linea comune sui grandi dossier internazionali. Difficile immaginare una campagna per le primarie nella quale gli elettori siano chiamati a scegliere tra candidati che esprimono visioni diametralmente opposte su uno dei temi più delicati della politica estera.
Il tentativo di ricomposizione del centrosinistra
Anche perché resta aperta un’altra questione destinata ad accompagnare il dibattito: a queste condizioni e senza chiarire prima il posizionamento politico della chimera mento, le primarie si terranno. E se e quando verranno celebrate, saranno realmente aperte all’intero cosiddetto campo largo oppure riguarderanno soltanto i partiti che oggi compongono il blocco progressista? Una domanda che riguarda gli equilibri interni della coalizione, ma anche sulla sua capacità di presentarsi come un’alternativa credibile al centrodestra alle prossime elezioni politiche.
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