L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Non è mai troppo tardi per sposarsi. Anzi…

di Adolfo Spezzaferro -


Veniamo da un’epoca (che per certi versi appare sempre più lontana) in cui il matrimonio era un traguardo, sì, ma soprattutto l’inizio della vita da adulti: ci si sposava giovani, si comprava casa, si facevano figli e, se c’era modo e avanzava un po’ di tempo, si viveva felici e contenti. Oggi è tutto il contrario. Prima si vive, ci si innamora, ci si lascia, ci si ritrova, si costruisce una carriera, magari una famiglia (anche se il carovita non aiuta). E poi, semmai, ci si sposa. Anche ben oltre i settant’anni.

Sposarsi a quell’età è più romantico, e di certo meno azzardato. A venticinque anni ci si sposa spesso inseguendo un’idea del futuro. Quando si va verso gli ottant’anni, il futuro è già stato abbondantemente verificato. E se dopo quasi quattro decenni esiste ancora la voglia di firmare lo stesso contratto osicale, più che un azzardo è una certificazione di qualità. I numeri raccontano una piccola rivoluzione sentimentale. Mentre i matrimoni crollano, quelli degli ultrasettantenni sono più che triplicati in vent’anni.

Il bello è che aumentano perfino le donne al primo matrimonio (sì, avete capito bene). Sono le stesse che appartengono alla generazione che ha dimostrato di poter fare tutto senza marito: lavorare, avere figli, costruire un patrimonio e una reputazione. Dopo aver passato una vita a dimostrare che il matrimonio non era indispensabile, molte hanno deciso che poteva perfino essere piacevole. Insomma, non ci si sposa più per bisogno o per costume sociale, ma per sfizio. Per carità, ci sarà anche chi pensa alla pensione di reversibilità o ai diritti successori. L’amore sarà pure eterno, ma pure un buon notaio, come si dice, “è per sempre”. Tuttavia molti di questi novelli – si fa per dire – sposi hanno già divorziato una volta.

Potrebbero tranquillamente archiviare tale istituzione. Invece ci riprovano, convinti e innamorati. Forse il punto è che è cambiata l’età, non il desiderio. Il fatto è che a settant’anni oggi non ci si sente ai titoli di coda, ma all’inizio di un nuovo entusiasmante capitolo. E allora il matrimonio smette di essere una scommessa sul futuro (a scatola chiusa e con una cospicua dose di ottimismo) e diventa il premio (consapevole e ponderato) per essere arrivati fin lì insieme.

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