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Politica

La memoria divisa di Oscar Luigi Scalfaro

di Alessandro Scipioni -


La recente polemica politica, che ha visto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, occuparsi di Oscar Luigi Scalfaro, riapre un capitolo mai realmente chiuso della nostra storia repubblicana. Al di là della gazzarra del momento, emerge una riflessione necessaria sulla natura stessa dell’istituzione presidenziale e sulla memoria collettiva del Paese.

Da tempo sostengo con convinzione che il Capo dello Stato non sia, per sua stessa natura, un arbitro terzo e imparziale. Essendo il prodotto di una genesi squisitamente partitocratica, ogni inquilino del Quirinale porta con sé il retaggio delle dinamiche e degli accordi politici che ne hanno determinato l’elezione. Possono credere che non sia così, tutti quelli che credono alla barzelletta della costituzione più bella del mondo. Ma quelli sarebbero capaci di riscoprire una terra piatta, per compiacere via delle botteghe oscure.

Tuttavia, il caso Scalfaro solleva un problema di sostanza che va oltre la normale dialettica parlamentare. il mancato riconoscimento di quella figura super partes che il ruolo dovrebbe imporre. Almeno formalmente, se non sostanzialmente.

Non si può santificare un uomo che, nel momento cruciale in cui l’Italia aveva la possibilità di riappropriarsi pienamente della propria sovranità popolare e di compiere scelte autenticamente libere, ha agito esclusivamente come garante di una sola parte politica. Non ho mai nascosto le mie idee politiche. Ma guardo con il dovuto rispetto a figure come Pertini, Ciampi o Saragat. Anche per chi, come il sottoscritto, non condivideva il loro orizzonte ideologico, resta il riconoscimento di aver interpretato il ruolo da galantuomini, capaci di mantenere un’alta statura istituzionale.

La memoria divisa non va cancellata

Di Scalfaro, al contrario, non ho mai apprezzato lo stile né l’operato. Non lo ritengo un simbolo positivo della Repubblica, ma piuttosto un uomo che ha incarnato le criticità più profonde di un certo modo di intendere il potere in Italia. È stata una figura divisiva, che ha ampliato distanze invece di costruire ponti che unissero una società civile già profondamente dilaniata dalla sua storia complessa.

Oggi, proprio perché è stata una figura tanto controversa, l’oblio della memoria sarebbe un errore imperdonabile. Ricordare Scalfaro non significa necessariamente celebrarlo, ma studiarlo con onestà. È essenziale mantenere viva la memoria di certi personaggi proprio per imparare dagli errori del passato, evitando che dinamiche opache e partitocratiche tornino a soffocare la volontà dei cittadini. Analizzare senza pregiudizi il suo operato è il primo passo per non ripetere le medesime distorsioni istituzionali, affinché il garante della Costituzione possa, un giorno, tornare a essere davvero di tutti gli italiani.

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