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Caramanna: “Il futuro del turismo italiano si gioca su qualità, borghi e Ai”

Intervista a Gianluca Caramanna, capogruppo di FdI in Commissione Attività produttive e consigliere del ministro del Turismo Mazzi

di Igor Righetti -

GIANLUCA CARAMANNA POLITICO


Il ministero del Turismo sta lavorando alla delocalizzazione dei flussi turistici. Come possiamo portare più visitatori nei borghi e nelle aree interne?

“Il ministero del Turismo ha individuato i punti chiave per accompagnare sviluppo, promozione e valorizzazione dei borghi e delle aree interne. Per questo ha stanziato fondi che sono stati resi disponibili in varie misure. Tra questi, in primo piano, il fondo per i piccoli comuni a vocazione turistica: 34 milioni di euro per 27 progetti che coinvolgono 100 comuni di 13 regioni. C’è poi il fondo siti e città creative Unesco per un valore complessivo di 75 milioni di euro. Quindi il fondo per i cammini italiani: oltre 34 milioni di euro per finanziare interventi di promozione e valorizzazione dei cammini religiosi in quanto asset strategici per lo sviluppo di un turismo sempre più sostenibile e competitivo. Accanto a questi, ci sono poi altre iniziative come il “Best Tourism Villages”, la riforma del tax free shopping con l’abbassamento della soglia da 154,95 a 70 euro per turisti extra Ue. Infine, ricordo “Cammini aperti” e “Aromi d’Italia”, nell’ambito della campagna “Scopri l’Italia che non sapevi – Viaggio italiano”.

Il turismo continua a essere uno dei principali motori dell’economia. Quali saranno le strategie più importanti per consolidare questa crescita e rendere il settore ancora più competitivo?

“Una visione a lungo termine orientata dai cinque pilastri del turismo contenuti nel Piano strategico: governance, innovazione, qualità e inclusione, formazione e carriere professionali turistiche, sostenibilità. Una strategia che punta ad avere un turismo destagionalizzato e delocalizzato che sappia sfruttare le tipicità della nostra nazione, offrendo competenza e servizi di eccellenza. I numeri del turismo, in termini di afflusso, permanenza e di spesa ci restituiscono una valutazione più che positiva di quanto abbiamo realizzato finora: dobbiamo continuare su questa strada”.

Lei ha più volte sottolineato che la qualità dei servizi e la formazione saranno decisive per il futuro del turismo. Oggi, però, entrano sempre più in gioco anche digitalizzazione, sostenibilità e intelligenza artificiale. Quali competenze dovrebbero acquisire gli operatori turistici per affrontare questa trasformazione?

“Sicuramente l’approccio degli operatori del settore deve seguire i tempi – e questo include anche il saper gestire tutte le innovazioni tecnologiche. Anche perché sempre più turisti scelgono le mete in base alle ricerche sul web e gestiscono da “remoto” il viaggio in tutte le sue fasi: dal pre booking al soggiorno. È fondamentale garantire adeguata pubblicità, ma anche effettiva possibilità di potersi documentare e di poter individuare la struttura adatta, i mezzi di trasporto, un itinerario pianificato”.

La stagionalità continua a rappresentare uno dei principali limiti. Come si può creare un’occupazione più stabile e rendere il turismo una scelta professionale attrattiva e continuativa per i giovani?

“Formazione e incentivi economici alle imprese in modo che possano esercitare tutto l’anno. Inoltre, per i piccoli borghi e i comuni a vocazione turistica, come già detto, abbiamo pensato a misure mirate che possano attrarre un turismo diverso rispetto a quello classico delle città d’arte”.

Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha registrato una crescita significativa. Quali sono le maggiori opportunità di sviluppo?

“La destagionalizzazione dell’offerta, la valorizzazione dei borghi interni e il turismo esperienziale. Inoltre, l’adozione del digitale e la promozione integrata permettono di unire mare, natura ed enogastronomia creando un’economia circolare e sostenibile per tutto il territorio. Il Mezzogiorno sta vivendo un trend di crescita strutturale. Nel primo semestre del 2026, la Calabria ha registrato il maggiore incremento nazionale degli arrivi turistici complessivi (+10,54%) e il record per la crescita di visitatori stranieri (+23,19%).

Anche la Basilicata registra un forte aumento del turismo internazionale, distinguendosi con un indice di soddisfazione online tra i più alti. La Puglia ha visto un balzo dei visitatori stranieri e un’ottima tenuta delle sue strutture ricettive. I pilastri principali su cui puntare per lo sviluppo del settore includono turismo esperienziale e sostenibile: l’offerta si sta spostando verso soggiorni lenti e immersivi, come itinerari naturalistici, cammini religiosi e percorsi enogastronomici. C’è poi la valorizzazione dell’entroterra: il successo dei grandi centri storici e costieri si sta espandendo ai borghi minori. Forme di ospitalità come gli alberghi diffusi permettono di recuperare il patrimonio architettonico e rivitalizzare le comunità rurali.

Quindi la destagionalizzazione: il clima favorevole del Mezzogiorno consente di ampliare la stagione turistica oltre i mesi estivi, puntando su cicloturismo, benessere e visite culturali.

Importanti anche gli incentivi e la digitalizzazione: attraverso misure di finanza agevolata e programmi dedicati, le Pmi locali possono digitalizzarsi, migliorare la propria reputazione online e investire in marketing territoriale”.

Lei ha definito l’intelligenza artificiale un’opportunità che il turismo italiano non può permettersi di perdere.

“Le Pmi possono integrare l’Ia partendo da progetti pilota misurabili. L’uso strategico dell’Ia permette di automatizzare le attività ripetitive, ottimizzare l’uso dei dati aziendali, creare esperienze su misura e comprendere in tempo reale le dinamiche dei mercati esteri.

I modi in cui le Pmi possono sfruttare l’Ia in maniera concreta includono la promozione e il marketing, la generazione di contenuti multilingua, il sentiment analysis: l’Ia può condurre ricerche online approfondite per identificare i concorrenti chiave nei mercati target e analizzare le loro strategie commerciali. C’è poi l’e-commerce: strumenti avanzati aiutano a superare le barriere linguistiche e culturali, integrando sistemi di pagamento e marketing digitale per vendere online oltre confine”.

Il ministro Mazzi ha parlato di un’estate 2026 da record, con una crescita della domanda internazionale e risultati superiori a quelli dei principali competitor europei.

“Il boom del turismo italiano è guidato da una serie di fattori strategici che hanno reso il Paese più competitivo. I principali elementi alla base del successo sono le tariffe più accessibili: l’Italia offre un eccellente rapporto qualità-prezzo con una tariffa media di 153 euro, inferiore a quella di concorrenti come la Spagna (170) e la Grecia (195).

L’impennata di collegamenti aerei: si registra un incremento della capacità dei voli diretti del 14% rispetto all’anno precedente, con un aumento delle ricerche di voli internazionali verso l’Italia del 26%. La diversificazione dell’offerta: l’attrattiva non si limita alle tradizionali città d’arte. I dati evidenziano un altissimo interesse verso le aree lacuali che hanno guidato i tassi di saturazione (54%), seguite da località termali e balneari. C’è poi la ripresa della domanda interna: a completare la crescita è il ritorno del turismo domestico, con una spinta verso le seconde case e le locazioni brevi che favorisce la sostenibilità dell’intero sistema ricettivo”.

L’Italia registra un tasso di saturazione delle strutture ricettive superiore a quello di Spagna e Francia, mantenendo allo stesso tempo una tariffa media competitiva. Come si può continuare a crescere senza penalizzare la qualità dell’offerta?

“Una leva può essere quella di aumentare il valore generato per ogni visitatore, senza incidere sul prezzo dell’offerta ricettiva, che andrebbe a generare a cascata un peggioramento del servizio.

Anche in questo caso, i dati ci confermano che siamo sulla strada giusta: il turista che visita l’Italia è un turista “altospendente”, che investe in bar, ristoranti e negozi dimostrando di apprezzare le nostre offerte facendo circolare l’economia locale”.

Le ricerche dei voli mostrano una crescita molto forte da Paesi come Polonia, Germania e Spagna. Come si possono fidelizzare questi nuovi mercati e trasformare l’interesse per l’Italia in un turismo stabile durante tutto l’anno?

“La situazione geopolitica internazionale ha fatto sì che l’Italia diventasse la prima destinazione prescelta dal mercato europeo perché è una nazione molto apprezzata che offre luoghi meravigliosi e che portano il turista a volerli visitare.

Ma quello che abbiamo aggiunto – e che siamo sicuri possa fare la differenza – è un’accoglienza professionale, operatori specializzati, servizi di eccellenza e strutture confortevoli. Per questi motivi il turista, da qualsiasi parte del mondo provenga, conserverà un ricordo piacevole del soggiorno in Italia e vorrà tornarci”.

Lei ha più volte evidenziato il valore dell’enogastronomia come leva strategica e ha parlato di percorsi capaci di unire prodotti tipici e territori. Quanto può incidere questo modello nello sviluppo delle aree meno conosciute d’Italia?

“Può incidere in maniera importante. Più dei due terzi delle produzioni italiane tipiche ha origine nei borghi o nei piccoli comuni.

Attorno a queste specialità, abbiamo saputo costruire veri e propri percorsi del gusto che hanno contribuito significativamente a rafforzare il nuovo modello di turismo per come lo abbiamo immaginato. I percorsi legati all’enogastronomia riescono ad attrarre turisti in aree tradizionalmente meno frequentate contribuendo così alla delocalizzazione dei flussi, ma al contempo anche alla destagionalizzazione”.

Di recente ha definito commercio di vicinato, Pmi e turismo tre pilastri della crescita economica. In che modo questi settori possono lavorare insieme per generare valore e contrastare lo spopolamento dei centri storici e dei piccoli borghi?

“Sono elementi fortemente connessi tra loro.

Il turismo nei borghi e nei piccoli comuni consente alle realtà locali di poter sopravvivere, migliorarsi, specializzarsi, dotarsi di personale formato e che immagina il proprio lavoro come un impiego stabile e non come improvvisazione stagionale. Pensiamo alle strutture ricettive, alla ristorazione, ma anche banalmente ai piccoli negozi di souvenir o di commercio dei prodotti manufatturieri o enogastronomici locali”.

Ha affermato che la vera sfida non è soltanto aumentare i flussi, ma diversificarli e puntare sulla qualità dei servizi.

“Sicuramente dobbiamo continuare a valorizzare le aree meno conosciute, come i borghi e i piccoli comuni, ma anche a promuovere un turismo variegato che possa essere omogeneo sia durante l’anno sia su tutto il territorio.

Penso a quello della salute, centri termali, turismo all’aria aperta, turismo sportivo e congressuale. Valorizzazione, promozione, risorse e formazione continua”.

Ha spesso ricordato che la competitività dell’Italia si gioca sempre di più sulla qualità.

“La strada che stiamo percorrendo è quella giusta: delocalizzare, destagionalizzare per garantire un servizio fornito da personale specializzato. Operatori che usufruiscono dei nostri percorsi di formazione e offrono un servizio di alta qualità tutto l’anno. Strutture stabili, moderne, grazie agli incentivi per le Pmi erogati durante gli ultimi anni”.

Quanto è importante investire nelle infrastrutture e nell’accessibilità per distribuire meglio i flussi turistici su tutto il territorio?

“È fondamentale per decongestionare i grandi poli e valorizzare gli oltre duemila comuni con vocazione turistica nelle aree interne. Garantire collegamenti rapidi ed economici è l’unico modo per distribuire i flussi su tutto il territorio.

Il potenziamento della rete di mobilità impatta in modo mirato su diverse leve strategiche: decongestionamento dei centri urbani, sviluppo locale e destagionalizzazione: I piccoli borghi e le aree periferiche, se ben collegati, possono attrarre flussi costanti, generando un potenziale stimato di 1,6 miliardi di euro di Pil delle Pmi.

Importante anche l’accessibilità inclusiva: investire in infrastrutture a misura di disabile apre il mercato a oltre 100 milioni di viaggiatori europei, allungando la stagione turistica. Infine, la qualità della vita: le opere di modernizzazione e mobilità pensate per i viaggiatori migliorano di riflesso i servizi quotidiani anche per i residenti”.

Il ministro Mazzi ha rilanciato la proposta di un fondo europeo dedicato al turismo.

“Questo fondo per le emergenze permetterebbe all’Italia di proteggere le proprie imprese dagli effetti degli choc globali. A livello nazionale, il rilancio di questa strategia si affianca a misure concrete come il nuovo incentivo GreenTour gestito da Invitalia.

I benefici concreti per le imprese italiane e i territori comprendono il sostegno alle emergenze con la creazione di uno “scudo” finanziario comunitario pensato per supportare le filiere occupazionali e turistiche durante le crisi internazionali o le calamità”.

Tre priorità assolute per il turismo italiano da qui al 2030?

“Sicuramente la formazione del personale, per assicurare la qualità dei servizi offerti; incentivi per avvicinare i giovani al mondo del turismo, l’accessibilità per rendere il nostro turismo sempre più inclusivo e globale, oltre ai già noti obiettivi della destagionalizzazione e delocalizzazione dei flussi turistici”.

Il più grande punto di forza dell’Italia che ancora non stiamo valorizzando abbastanza?

“L’Italia ha tantissimi punti di forza e penso che il più importante sia proprio quello di capire che si può fare del turismo una strategia per l’economia del nostro territorio valorizzandone le peculiarità come fanno tanti altri Paesi.

È fondamentale mettere insieme tutta la filiera e dare così una grande immagine unitaria sia nella promozione sia nella gestione, affinché il turismo possa realmente diventare una vera e propria industria per il nostro Paese e dare una spinta alla nostra economia”.

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