Oggi il consiglio, la strategia di Lovaglio e l'ambizione di Siena: il no comment delle (altre) banche
Pure in casa Mps vale la regola secondo cui la miglior difesa resta l’attacco. Pure, se non soprattutto, se si parla di alta finanza e, ovviamente, del risiko bancario italiano. Mentre l’ad Unicredit Andrea Orcel inizia a mettere le basi di un accordo con Bettina Orlopp, la Burdicca domata di Commerzbank che ha riconosciuto pure che “al suo posto avrei agito come lui”, e mentre Carlo Messina s’avanza alla conquista di Rocca Salimbeni, Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi tenta la sortita. Ambiziosa, anzi: ambiziosissima.
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L’attacco (doppio) di Mps
Oggi ci sarà il consiglio d’amministrazione a Siena. La convocazione è stata resa nota ieri. Al centro della riunione del Cda c’è il (doppio) piano di Mps per tentare di forzare l’accerchiamento di Intesa San Paolo. La miglior difesa, in fondo, è pur sempre l’attacco. E nessuno più di Lovaglio, che solo qualche mese fa era in predicato di farsi sostituire e che, invece, ha vinto contro ogni pronostico la battaglia per la guida del Monte, lo sa. Restare in attesa degli eventi porterà a ben poco. Rocca Salimbeni deve rilanciare. E lo farà in grande. L’obiettivo sarebbe, come ha anticipato ieri il Sole 24 Ore, di conquistare Banca Generali prima e Banco Bpm poi. Un attacco su due fronti per Mps. Occorre far presto, però. Anzi, prestissimo. Incombe sul condottiero Lovaglio, che rilancia la sfida ai titani Orcel e (soprattutto) Messina, la iattura della passivity rule.
Come ti dribblo la passivity rule
In pratica, si tratta di quella regoletta che impone agli amministratori di una società, come Mps, finita sotto Ops di restarsene fermi e immobili senza poter fare nulla per ostacolare l’offerta stessa. Bisognerà chiedere permesso agli azionisti per far tutto. Specialmente se si tratta di imbarcarsi in una feroce (doppia) battaglia come quella di cui si è parlato per tutta la giornata di ieri. Gli analisti, come per esempio quelli di Equita, già hanno messo in fila tutte le difficoltà dell’operazione per forzare l’assedio ipotizzate a Siena. Banco Bpm, per esempio, vede in Crédit Agricole il suo azionista di riferimento, con quasi il 30% del capitale sociale. E non ha la minima intenzione di cedere di un passo di fronte alle richieste e alle offerte pubbliche di scambio che arriveranno da Rocca Salimbeni.
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Lo scenario in Generali
Contestualmente, l’operazione su Banca Generali appare anche più delicata. È vero che Mps detiene il 13 per cento del capitale di Generali, ma in maniera indiretta. Serve, prima, completare la “fusione” con Mediobanca che porterà a Siena quel tesoro bramato da tutti, ma proprio tutti, gli attori in campo nel risiko bancario. C’è pure chi pensa che, anche il solo presentare un’offerta, che potrebbe far scattare il noto combinato disposto di passivity rule e normative finanziarie, non serva ad altro che a “guastare” il campo su cui, nonostante i migliaia di byte sprecati in mail di smentita, si giocheranno tutto, per lo scontro finale, Orcel e Messina. Con Delfin pronta (forse?) a dismettere (parte) della sua quota sociale e i Caltagirone che c’hanno ancora il dente avvelenato col Baffo senese.
La conferma nel rinvio del summit con Giorgetti?
Un ulteriore elemento che depone a favore dell’importanza della riunione del consiglio d’amministrazione convocato per oggi a Siena riguarda il ministro Giancarlo Giorgetti. Son settimane che le istituzioni locali fanno appello al governo. Che, peraltro, conserva una quota (inferiore al 5%) nel capitale sociale. La preoccupazione di tutti, in Toscana, è che Intesa, dovesse andare a buon fine l’Opas, smonterebbe baracca e burattini a Siena per portare ogni centro decisionale altrove. L’appuntamento era stato programmato proprio per oggi. A dare il benvenuto a Giorgetti ci sarebbero stati proprio tutti: dal Comune fino alla Provincia di Siena e alla Regione Toscana. E tutti, ma proprio tutti, avrebbero chiesto al titolare del Mef di fare qualcosa per salvare la centralità toscana nel futuro di Mps. L’incontro, però, è stato posticipato.
Non a data da rimandarsi, per carità. Di una settimana: il nuovo appuntamento è previsto per il 25 agosto. E allora si saprà, ufficialmente, cosa vuol fare Mps e come reagiranno, se lo faranno, Intesa, Bpm e tutti gli altri protagonisti della saga bancaria italiana. Per il momento, tutto tace. Da Trieste a Milano e fino a Cà del Suss. Ieri son arrivati due, eloquentissimi, silenzi. Il “no comment” da Banca Generali e quello da Banco Bpm. Nessuno si scompone, nessuno si espone. Tutti aspettano.