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Economia

La lunga marcia dei robot

Incentivi, concorrenza spietata e strategia: così la Cina può mettere in crisi l'hitech Usa

di Giovanni Vasso -


La lunga marcia dei robot in Cina. C’è rimasto, in Europa, un solo lusso. Quello di ostentare stupore. E di farlo puntualmente, quando, dall’Asia, arrivano notizie che proprio non ci si aspetterebbe. Tipo quella del clamoroso balzo in avanti (citando Mao…) della digitalizzazione, espresso plasticamente nella strabiliante performance delle azioni della sconosciuta ai più (fino a ieri) Unitree. Allo Star Market di Shangai (insomma, il Nasdaq cinese) all’atto della quotazione, pronti via, l’azienda di robotica ha aumentato di cinque volte il valore dell’Ipo. Toccando, durante la seduta, un rialzo spaziale: +629 per cento. Ci si meraviglia, in Europa. Ohibò. Ne è passato di tempo da quando, a Pechino, si andava tutti in giro in bicicletta con la tuta d’ordinanza maoista.

Il balzo in avanti dei robot (e non solo) in Cina

Attaccarsi ai luoghi comuni più rassicuranti, tipo quello di credere che la Cina sia un bluff e che il trionfo borsistico dei robot non sia altro che un fuoco di paglia, è atto autoassolutorio e autoconsolatorio insieme piuttosto che un’analisi minimamente credibile. Certo, ci sarà un rimbalzo. Non resteranno così alte le quotazioni delle azioni Unitree che son lievitate da 150,8 a ben 1.100 yuan. Da 19,17 euro ad azione a 139,86. Vale oggi l’equivalente di 66 miliardi di dollari, 445 miliardi in valuta locale. Ed è fisiologico, a questo punto, attendersi un ridimensionamento. È successo a Musk, figurarsi ai cinesi. Il fatto vero, però, è che rispetto alle altre società specializzate nella robotica, Unitree (o meglio Yushu Technology Co) risulta in utile. E per ben 278 milioni di yuan a fronte di ricavi stimati in 1,7 miliardi. Finora ha “piazzato” 5.500 esemplari, dialogando con grandi imprese di Stato (come China Petroleum) e aziende hitech (su tutte DeepSeek).

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Dentro un modello di successo

Pesa, sulle potenzialità della società madre di quei simpatici robot che abbiamo visto dimenarsi sul ring o correre le maratone in tv e sui social in Cina, il tempismo d’essersi quotata per prima. Le altre stanno arrivando e chissà, magari avremo di che meravigliarci ancora. Ma non è solo questo e nemmeno le stime che ritengono, quello dei robot, un mercato che vale migliaia di miliardi in dollari. È l’aver trovato una soluzione che consente di proporre al mercato prodotti a costi tutto sommato ragionevoli. Il modello umanoide R1 era proposto in vendita all’equivalente di 3.500-4000 euro. L’anno prima, lo stesso robot, costava mille euro in più. Buona qualità a prezzi ragionevoli, grazie ai forti sussidi di Stato e, contestualmente, a una concorrenza spietata tra imprese locali.

Cos’è la Chinovation

Il cuore (strategico) della Chinovation, ossia dell’avanzata cinese nel digitale, è tutto qui. Nel modello di business che si sta rivelando vincente (e irresistibile) su scala globale. Anche altrove, pure in altri settori in cui, fino a qualche anno fa, i cinesi erano irrilevanti. L’automotive, per esempio: la sola Byd, oggi, vale 115 miliardi di dollari, tanto quanto tutti i brand tedeschi. Gli stessi che c’avevano pure provato, ai tempi, a chiedere alla Commissione Ue di non scatenare una guerra commerciale che non avrebbe potuto portare avanti contro il Dragone. Bruxelles non ha perso la partita dell’innovazione, non la sta neanche giocando. Lagarde, ieri, l’ha certificato.

L’incontro tra Xi e Trump

Un po’ perché s’è trovata a tuonare contro la (dis)unione dei mercati frammentati che, di fatto, rende l’Europa poco attraente per trovare fondi e finanziamenti al comparto hitech. Un altro po’ perché la Bce, che presiede (per quanto, ancora?) sta già dando segnali mortificanti ai mercati: urge intervenire (sui tassi) perché l’inflazione, dicono, è al 3%. Lo iato è pesantissimo. Perché la Cina è già dentro la competizione, ha già colmato (gran) parte del divario con l’hitech Usa. La battaglia sull’intelligenza artificiale entrerà a brevissimo nel vivo e l’incontro in programma fra Trump e Xi, in programma il 24 settembre prossimo alla Casa Bianca, verterà proprio su questo. Gli americani iniziano a preoccuparsi. I robot cinesi confermano i timori. La Cina è (già) grande e a noi, in Europa, non ci resta che il lusso di fingercene stupiti.


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