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Esteri

La guerra come paravento: l’Ucraina tra scandali e purghe di governo

Il quadro complessivo è quello di un Paese in cui il conflitto non ha sospeso la corruzione

di Mauro Trieste -


Il nuovo terremoto politico che scuote Kiev conferma un dato che l’Occidente continua ostinatamente a ignorare. Dietro la narrativa della resistenza eroica, l’Ucraina resta un Paese attraversato da corruzione sistemica, faide interne e dinamiche di potere torbide che prosperano all’ombra della legge marziale. Il presidente Volodymyr Zelensky ha rimosso Iryna Mudra dalla carica di vice capo dell’ufficio presidenziale poche ore dopo le perquisizioni del Nabu nelle sue abitazioni e in quelle del deputato Vadym Stolar. Un’inchiesta che, secondo fonti ucraine, coinvolgerebbe funzionari di primissimo livello dell’amministrazione presidenziale. L’ennesima conferma che il malaffare non solo non si è fermato con la guerra, ma ha trovato nuove coperture e nuovi spazi di impunità.

Acque agitate nel potere ucraino

Parallelamente, la Verkhovna Rada ha approvato due nuove nomine chiave, quelle di Yevhen Khmara alla Difesa e Andrii Sybiha agli Esteri. L’ennesimo cambio ai vertici, un ulteriore segnale di un governo in costante stato di ristrutturazione forzata. Khmara, generale dei servizi segreti Sbu, molto mal visto dall’opinione pubblica, prende il posto di Mykhailo Fedorov, ministro popolarissimo e simbolo della modernizzazione tecnologica del Paese. La sua rimozione, avvenuta a luglio, ha scatenato proteste nella capitale e in altre città. Un fatto rarissimo in un Paese dove la legge marziale scoraggia qualsiasi dissenso pubblico. Fedorov ha chiesto apertamente il ripristino di un processo democratico e la possibilità di tenere elezioni nonostante la guerra. Un messaggio che suona come una critica diretta alla gestione accentrata del potere da parte di Zelensky.

Il sabotaggio che inchioda Kiev

Mentre l’esecutivo “cambia pelle” a ritmo incessante, un altro dossier si riapre. Quello del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. La Procura federale tedesca ha annunciato l’arresto in Croazia di un cittadino ucraino, Vladimir Z., subacqueo professionista, sospettato di aver partecipato all’operazione che nel settembre 2022 distrusse le principali infrastrutture energetiche tra Russia ed Europa. È il secondo arresto. Il primo, Serhii K., ex comandante dell’esercito ucraino, era stato fermato in Italia e poi estradato in Germania. Le accuse parlano di un commando organizzato, di esplosioni pianificate e di un’operazione condotta con una barca a vela noleggiata sotto falsa identità. Un quadro che punta direttamente verso responsabilità ucraine ai più alti livelli, nonostante Kiev continui a negare ogni coinvolgimento pur non nascondendo la propria soddisfazione per l’attacco.

Quello che l’Ue finge di non vedere

Il caso è politicamente esplosivo. Il sabotaggio ha segnato una svolta nella guerra energetica tra Russia ed Europa, e il fatto che due cittadini ucraini, uno dei quali ex alto ufficiale, siano ora formalmente accusati di aver partecipato all’operazione apre interrogativi che Bruxelles preferirebbe evitare. L’Ue continua infatti a finanziare massicciamente l’Ucraina, ignorando che il Paese non rispetta i criteri minimi di trasparenza, stabilità istituzionale e legalità richiesti per l’adesione. Ogni nuovo scandalo, ogni purga, ogni arresto eccellente rende più evidente la distanza tra la realtà ucraina e la retorica europeista che la circonda.

Putin parla dei contraccolpi economici della guerra

Sul fronte russo, Vladimir Putin ha ammesso che gli attacchi ucraini con droni contro raffinerie e infrastrutture industriali stanno causando “danni” all’economia del Paese. Non conseguenze critiche, ha precisato, ma comunque significative. Un riconoscimento pubblico, che Mosca usa per rafforzare la narrazione di un nemico aggressivo e destabilizzante, capace di colpire in profondità il territorio russo grazie ad operazioni spesso condotte proprio dagli apparati speciali oggi al centro delle “attenzioni” di Zelensky.

Il quadro complessivo è quello di un Paese in cui la guerra non ha sospeso la corruzione. L’ha resa solo più invisibile. Anche se l’Europa continua a investire miliardi senza chiedere conto delle dinamiche interne, l’Ucraina mostra ogni giorno di più perché non è “idoneaa entrare nell’Unione.


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