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Cronaca

Il delirio di Sigfrido Ranucci: ora tira in ballo Trump e la P2

E querela la gip Forleo senza smentire o denunciare il Foglio che aveva scritto le parole commentate dalla giudice

di Angelo Vitale -

Sigfrido Ranucci alla Galleria Alberto Sordi durante la presentazione del libro della presidente 5S della commissione di vigilanza Rai Floridia


Il delirio di Ranucci: scomodiamo Giorgio Calabrese e Ornella Vanoni per ricordare a tutti che “non c’è niente di più triste, in giornate come queste, che ricordare la felicità”.

Il delirio di Ranucci

Perché è indubbio che le giornate felici di Sigfrido Ranucci, cavaliere senza macchia e senza paura, sono ormai alle sue spalle. Finiti i tempi in cui abbracciava Milena Gabanelli per rafforzare nell’immaginario collettivo l’icona di esserne diventato l’erede.

E finiti i tempi con le foto affianco ai magistrati, come con Nicola Gratteri. Accada quel che accada, gli italiani lo ricorderanno per sempre attovagliato al Cefalù. O nel selfie in bianco e nero con il suo “amico sincero” Valter Lavitola e quel Gomes che da Lavitola voleva farsi prestare.

Il conduttore di Report in tour

Il tour italiano per presentare i suoi libri, scarrozzato lungo lo Stivale da due vetture blindate della scorta affiancate da chissà quante auto civetta di ogni Digos, dura il lampo di un giorno.

Poi, incombono i fatti. Un post Facebook della gip Clementina Forleo che inquadra la sua possibile posizione di indagato assurge a tutte le cronache e il conduttore di Report decide di querelarla, senza aver mai invece smentito o denunciato il giornalista del Foglio il cui articolo aveva sollecitato l’attenzione della Forleo.

Si rafforzano, un po’ ovunque, i rumors sulla prossima decisione di Mamma Rai per spostarlo ad una poltrona di superdirigente da 240mila euro lordi annui lontano da Report. E subito insorge il suo legale, “avvertendo” la tv di Stato su cosa può o non può fare.

Se non è questa l’ufficializzazione di una trattativa ormai avviata per concordare in Rai una soluzione buona per tutti, è l’ennesima prova di quanto Ranucci, narcisisticamente, creda di essere l’unica personificazione possibile del giornalismo d’inchiesta in questo Paese.

Un “piano mondiale” per chiudergli la bocca

Altrimenti non tirerebbe in ballo – lui, abituato a azzardatissimi voli pindarici da Guccini a Falcone e Borsellino pur di parlare di se stesso – addirittura il delirio di “un piano globale” ordito contro di lui.

In quale scenario? “Un disegno trumpiano che riprende il piano di Licio Gelli e della P2”. Ecco perché l’elenco delle spese della squadra di Report era “un documento strategico”. Uno strumento per difendersi da tutto questo. E noi invece pensavamo che servisse solo a mettere sotto l’ombrello di una singola partita Iva tutte le spese vantate per “fare inchiesta” senza darne contezza singola.

Una lezione per lui su Facebook

Una giornalista, su Facebook, qualche giorno fa ha però riportato Ranucci con i piedi per terra. “Mi viene l’orticaria – ha scritto in un post Linda Maggiori, che di sicuro non è di destra -“.

“Ce lo insegna il mondo anglosassone, tutte le inchieste dovrebbero avere bene in chiaro il costo di produzione e compenso dato ai giornalisti in chiaro, ancor prima del titolo”.

“Quelli di JournalismFund – ricorda Maggiori, lo fanno”. Chissà cosa ne pensa l’eurodeputato Sandro Ruotolo che difende Report e Ranucci a spada tratta, ormai uno dei pochi in casa dem.

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