Tra il generale, il capitano e la premier: la nuova destra e le sfide del governo
La parabola di Matteo Salvini si avvia verso una conclusione politica segnata da una resistenza che ha smarrito ogni tratto di nobiltà. La resistenza conserva dignità e valore quando animata da un’istanza etica, mentre l’attuale percorso appare ridotto a un tentativo di posizionamento solitario finalizzato unicamente alla sopravvivenza dei propri equilibri di potere.
Il salvinismo può dirsi storicamente terminato. Se ebbe il merito indiscusso di nazionalizzare la presenza della Lega in tutta la penisola, ha mostrato il tremendo demerito di averla progressivamente svuotata, riducendola a un involucro formale privo della spinta originaria, fatta eccezione per il radicamento tradizionale e per quella classe di amministratori locali che continua a rappresentare le istanze concrete dei territori. Il resto appare ormai politicamente esaurito, se non addirittura grottesco.
All’orizzonte si profila la resa dei conti in una Pontida che rischia di trasformarsi in un passaggio ad altissima tensione, un confronto inevitabile con governatori e amministratori locali esasperati da una gestione non più sostenibile. Oggi Giorgia Meloni non può più fare affidamento su un contributo strategico reale da parte del leader leghista.
Resta invece fondamentale la componente territoriale della Lega, autentico presidio di una fetta rilevante dell’elettorato che continua a tenere solida una coalizione di centrodestra saldamente maggioritaria sulla carta e capace di proiettarsi ben oltre i vecchi confini, unendo valori condivisi e una visione di lungo respiro.
Roberto Vannacci, la sfida che FdI non può ignorare
In questo quadro in evoluzione, Roberto Vannacci rappresenta una figura con cui misurarsi inevitabilmente, superando i facili anatemi che lo vorrebbero confinare nel perimetro dell’estremismo. Il generale proviene da una solida carriera nell’apparato istituzionale e militare, un percorso arricchito da titoli accademici, esperienze internazionali come addetto militare e competenze linguistiche spiccate. Piaccia o meno, il movimento da lui fondato ha saputo intercettare un consenso profondo e immediato, superando in termini numerici non solo la Lega ma anche formazioni e fenomeni centristi e liberali che da anni godono di spazi mediatici importanti.
Se la truppa vicina a Vannacci necessita ancora di un percorso di maturazione ed elaborazione politica, è innegabile che essa presidi con forza quell’area situata a destra di Fratelli d’Italia. Per il partito della premier si apre qui una responsabilità storica e un’opportunità straordinaria. Può diventare il punto di riferimento autorevole, organico e maturo per le classi dirigenti del Paese. La sfida non riguarda la leadership della presidenza del Consiglio, la cui autorevolezza e capacità di governo sono ampiamente convalidate, quanto la qualità del contorno politico.
La vera opportunità, la grande responsabilità politica e il più decisivo banco di prova, per il partito della Premier, risiedono nella capacità di compiere un salto di qualità radicale, accettando il coraggio di aprirsi al merito e alle competenze, anche a costo di sacrificare le barriere protettive e le logiche di autoconservazione di una storica militanza autoreferenziale.
Quando si aspira a guidare i grandi processi del Paese, non tutti sono all’altezza del profilo richiesto. Bisogna dotarsi di una classe di consiglieri e dirigenti di altissimo livello per aumentare la percezione di una destra di governo capace di non avere paura delle sfide e di coglierle con coraggio.
Il bivio di Fratelli d’Italia dopo Roberto Vannacci
La domanda cruciale che attraversa l’area conservatrice, sulla scia dell’insegnamento politico di Silvio Berlusconi, è proprio questa.Sapranno i partiti recidere il cordone ombelicale con vecchie rendite di posizione, compiranno quel definitivo scatto evolutivo fondato su programmi seri, leader capaci e solidi valori etici, tale da garantire non solo altri dieci anni di governo, ma anche gli strumenti istituzionali necessari per le riforme strutturali e per la guida delle supreme cariche dello Stato?
Verranno messi celermente in atto i passaggi più urgenti per la classe dirigente di governo capaci di coniugare la spinta dei territori con la necessaria apertura alle migliori competenze del Paese?
La destra ha dimostrato di saper governare differentemente dal Campo Largo. Deve dimostrare anche di saper non essere schiavo di quelle stesse logiche che fanno della sinistra lo schieramento perdente.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA
Torna alle notizie in home