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Settimana corta? Ecco i fatti che contano

In Italia, il cambiamento vive in isole felici, ma segregate

di Angelo Vitale -


Settimana corta: l’Italia politica alza barricate ideologiche, i numeri dell’Europa che corre dicono il contrario.

Settimana corta: ecco i fatti che contano

Il trial britannico del modello 100:80:100 (stesso stipendio, 80% del tempo, 100% dei risultati) ha ridotto il burnout del 70%, con il 90% delle aziende che ha scelto di non tornare più indietro.

La produttività non è crollata, per quasi la metà del campione è persino aumentata. In Italia, il cambiamento vive in isole felici, ma segregate.

EssilorLuxottica ha visto le adesioni al progetto “Time4you” crescere del 150% in un anno, con la chiusura programmata di reparti che promette di tagliare i costi fissi del 50%. Lamborghini ha abbattuto l’orario fino a 33 ore e mezzo a parità di salario per i turnisti. Intesa Sanpaolo registra un gradimento plebiscitario del 99%. Fuori da questi casi, il panorama è desolante.

A che punto siamo in Italia?

Siamo gli unici nel G7 dove i salari reali sono crollati (-12% dal 1993), ma vantiamo due milioni di lavoratori che superano le 50 ore settimanali.

È il trionfo di un feticcio culturale che domina le pmi e il settore dei servizi, dove l’occupare una scrivania conta ancora più del valore effettivamente generato.

La Camera ha recentemente bocciato la proposta per le 32 ore, condannando il Paese a restare aggrappato a un impianto tradizionale mentre il Belgio o l’Islanda riscrivono le regole del gioco.

Il paradosso di Solow

Cosa diceva il Premio Nobel 1987? Vedere l’innovazione ovunque tranne che nelle statistiche della produttività: in Italia trova la sua massima espressione. Bravi a digitalizzare i processi, restiamo ostaggi di un’organizzazione del lavoro statica e gerarchica.

L’Ai, che nel settore finanziario potrebbe far risparmiare fino al 60% delle ore lavorate, è già una realtà. Ma se non cambiamo la metrica del tempo, la tecnologia produrrà solo più velocemente risultati che nessuno ha il tempo di analizzare.

La settimana corta non è un privilegio per pochi eletti nel settore tech, è l’unico antidoto razionale a un sistema che costringe a lavorare troppo per guadagnare sempre meno. Il futuro del lavoro non è una questione di “se” ma di “quando” la realtà dei numeri spazzerà via il mito dell’ufficio come anacronistico penitenziario.

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