Basta con il “partito di Report” e il suo lider maximo Ranucci
La chiave della vicenda Ranucci-Lavitola-Report dal punto di vista di noi giornalisti e anche della Rai è una e una sola: servizio pubblico.
I giornalisti interni della redazione di Report sono pronti a lasciare il programma e minacciano lo sciopero. Il motivo? La decisione a loro avviso arbitraria di sostituire Ranucci alla conduzione del programma. Il problema però, lo ripetiamo, è a monte. Come spiegato dal vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio Roberto Rossi (che porterà il caso all’attenzione al prossimo Consiglio dell’OdG), “la tutela dell’informazione deve essere equidistante, trasparente e libera da qualsiasi condizionamento o interferenza, politica o mediatica”.
Ancora, “in attesa che la giustizia faccia il suo corso – chiarisce Rossi -, è giusto garantire prima di tutto i cittadini e l’opinione pubblica; i giornalisti in questo caso vengono dopo, la garanzia del rispetto della correttezza dell’informazione e della chiarezza dei fatti restano fondamentali. Noi siamo i primi ad essere chiamati a dimostrarlo”. Ebbene, i redattori interni di Report sono dipendenti Rai. Non sono i “padroni” di Report, così come non lo è (più) Ranucci, che promette di impedire “la distruzione di Report” e rassicura i suoi (ex) redattori che non mollerà la sua battaglia per la “libertà di stampa”. Ma il dovere di un giornalista – a maggior ragione quello d’inchiesta – è essere imparziale e quindi garantire la completezza dell’informazione, verificare le fonti, rispettare il codice deontologico. Ecco, l’abbiamo già detto e lo ripetiamo: a una vera, assoluta libertà di stampa deve necessariamente corrispondere una autentica, totale responsabilità dei giornalisti. A maggior ragione se sono dipendenti pubblici, pagati da noi. Tutto questo stride con il “partito di Report” e il suo lider maximo Ranucci: fuori la politica dall’informazione pubblica.
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