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Esteri

Trump riaccende la miccia con l’Iran

Propaganda e missili. Ma Teheran risponde colpo su colpo

di Ernesto Ferrante -


Nuovo punto di rottura tra Stati Uniti e Iran. Il raid del Comando Centrale sull’isola di Larak, nel cuore dello Stretto di Hormuz, è il primo attacco diretto in territorio iraniano da un mese. Washington ha parlato di un’operazione “limitata e precisa” contro unità dei Pasdaran impegnate nella posa di mine, considerate una minaccia imminente alla navigazione. Ma a Teheran la lettura è opposta. È stata un’aggressione, l’ennesima violazione della sovranità iraniana, un passo che riapre la spirale della guerra. Il bilancio è di tre morti.

Altra benzina sul fuoco da parte di Trump

La tensione è stata immediatamente amplificata da Donald Trump, che continua a trattare il conflitto come un palcoscenico personale. Sulla sua piattaforma Truth, ha rilanciato un video, generato con l’intelligenza artificiale, che mostra Kharg, l’isola petrolifera iraniana, devastata da un bombardamento. “Kharg Island ridotta in mille pezzi!”, ha scritto. Una provocazione deliberata. Da mesi il tycoon minaccia di “prenderne il controllo” o di distruggerla. Ora simula l’attacco, come se la guerra fosse un ordinario gioco da condividere sui social.

Teheran non arretra

La risposta iraniana è arrivata su due fronti. Sul piano politico, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha avvertito che gli Usa devono “imparare una lezione importante” per non ripetere le loro aggressioni. Sul quello militare, la reazione è stata immediata. Stando a Press TV, le forze della Repubblica islamica hanno colpito infrastrutture di manutenzione e aree di sosta per caccia in due basi americane in Giordania, King Hussein e Al-Azraq. Sono stati diffusi filmati del lancio di missili balistici. La retorica è altrettanto feroce. Il generale Sardar Shekarchi ha definito l’esercito americano “un’armata hollywoodiana”, sostenendo che i militari Usa sarebbero “frustrati, depressi, costretti a combattere contro la loro volontà”. Espressioni che mirano a demolire l’immagine di potenza statunitense e a rafforzare la narrativa di un Iran determinato e combattivo.

Doha chiede la ripresa dei negoziati

In questo quadro è arrivata la condanna del Qatar agli attacchi iraniani contro Giordania ed Emirati. Per Doha si è trattato di una “grave violazione della sovranità” e di “pericolosa escalation”, che impone la cessazione immediata delle ostilità e un ritorno al dialogo. Il Qatar, che negli ultimi mesi ha svolto un ruolo di mediazione, teme che la guerra possa travolgere l’intera regione e compromettere ogni iniziativa diplomatica.

La rete di relazioni dell’Iran

Eppure, mentre Washington insiste nel descrivere Teheran come un Paese isolato, gli eventi degli ultimi giorni raccontano un quadro diverso. A Bishkek, durante il vertice della Shanghai Cooperation Organisation, il presidente Masoud Pezeshkian ha incontrato il premier pakistano Shehbaz Sharif e il primo ministro indiano Narendra Modi. Con entrambi ha discusso di cooperazione economica, neutralizzazione delle sanzioni, stabilità regionale. L’Iran continua a muoversi in un sistema multilaterale dove gli Stati Uniti non dettano più tutte le regole.

La crisi rischia di tornare ad essere incandescente. Il Golfo è sull’orlo di una tempesta che nessuno sembra in grado di contenere. Le nuove scintille hanno avuto ripercussioni sui listini petroliferi. È il momento in cui la diplomazia dovrebbe parlare più forte delle armi. Ma oggi, purtroppo, sono i boati a dettare il ritmo.


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