Oggi servono rigore, coerenza e una vera intelligenza politica
Ci sarà un “punto di vista” su valore e disvalore della longevità del Governo Meloni che per un attimo sfugga alla pur necessaria quantistica degli aggregati della economia della finanza e del welfare per riguardare la “politica”. Intendiamo forma e sostanza delle dinamiche che muovono il campo delle relazioni fra le culture, i movimenti, le aspirazioni, le affinità e le contraddizioni che disputano nella società civile.
Diciamola semplicemente.
Il quesito
La domanda è: a che punto siamo nel Paese che non dispone ancora di un vero “partito conservatore europeo” in grado di incidere sul destino di un continente fermo agli ormeggi di un profilo unitario e federalista e che peraltro non può contare su un’area riformatrice e progressista strutturata su chiare coordinate progettuali, politica estera inclusa.
Due continenti che incubano virus populisti paralleli e convergenti capaci di sommarsi e di cooperare così come di configgere. Ciò che sembra finora mancare nel dibattito in corso è una visione globale che parta dallo “stato sistemico di crisi” per attingere una prospettiva che finalmente metta in valore sia le potenzialità di un conservatorismo moderno, sia di un progressismo all’altezza delle sfide di senso e di misura che maturano in un mondo che chiama la politica a un salto di qualità e di profezia.
Il rigore del tempo in cui viviamo
Viviamo un tempo che pretende rigore e coerenza e insieme coraggio e lucidità intellettuale. Sicché diviene giusto chiedersi a che punto sia la sfida che sembrava implicita, la traiettoria del “melonismo” sull’approdo ad una convincente sponda moderna e liberale affrancate da riti orfici e bellurie da inverno della Storia. E contestualmente chiedersi cosa tuttora manchi al campo largo per pervenire ad una ipotesi proiettata sulle domande, non solo di “governance” ma, come si recita altrove, di “government”. Che significa coerenza fra mezzi e fini, cioè diritti bisogni e valori mediati da una vera intelligenza politica. Oggi latitante.
In un quadro quale quelli che prospetto, i vannaccismi e le esuberanze estremiste finiscono col perdere fascino e sostavza.
Pongo quindi un tema che trascende le baruffe sui consuntivi, pur legittime, per aggredire il grande affresco di un futuro da costruire, non sulle macerie, ma sulle speranze. Vogliamo parlarne?
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