Report: quando da potente ci si trasforma in prepotente
Report torna a far parlare di sé, e stavolta non per un’inchiesta puntata contro qualcun altro, ma per una domanda che riguarda proprio chi quelle inchieste le firmava. Giulia Innocenzi protesta, minaccia la Rai, si fa paladina di Ranucci allontanato: peccato che forse farebbe meglio ad abbassare le ali e guardare prima in casa propria.
Il giallo dell’albo
Perché secondo quanto riportato da Unirai, la Innocenzi non risulterebbe iscritta all’Albo dei giornalisti, nemmeno come pubblicista, e nel 2013 avrebbe tentato l’esame da professionista senza superare la prova scritta. Eppure ha firmato inchieste importanti, è stata presentata sempre come giornalista, ha ricoperto un ruolo che le regole Rai avrebbero dovuto impedirle di ricoprire. Come è potuto succedere? E soprattutto: perché proprio a Report, il programma che per anni ha guardato dentro la serratura di tante case, controllando gli abitanti con metodi spesso al limite del legale, giustificati sempre e comunque dal presunto interesse superiore delle indagini?
Perché è innegabile che Report fosse una trasmissione protetta: da una parte dell’opinione pubblica, da alcune procure, da alcuni partiti, da alcuna carta stampata, da alcune televisioni. Protetta, dunque potente. E da potente è diventata prepotente, al punto che per distruggere mediaticamente chi finiva nel mirino non serviva nemmeno una prova di colpevolezza, non serviva un processo, e questo era già grave di suo; bastava una domanda posta nel modo giusto, un semplice punto interrogativo lasciato cadere ad arte, capace di pesare più di una sentenza.
Quello che sta emergendo ora nel caso Innocenzi è gravissimo: avrebbe esercitato senza poterlo fare, avrebbe ricoperto per anni un ruolo che non le spettava, mentre altri professionisti rispettavano scrupolosamente le regole per arrivare dove lei sarebbe arrivata scavalcandole.
I quesiti
Come è potuto accadere questo a Report, proprio a Report? Perché ci sono persone che sembrano stare sopra la legge, o contro la legge, e che allo stesso tempo hanno il potere di distruggere gli altri semplicemente ipotizzando che quegli altri le leggi non le rispettino. Ora bisogna andare fino in fondo, bisogna verificare se tutto questo è vero, perché se lo fosse e gli enti preposti non facessero giustizia nei confronti di tutti i professionisti che le regole le hanno sempre seguite, allora non si tratterebbe soltanto di un’ingiustizia, ma di qualcosa di inaccettabile.
Le regole non sono uguali per tutti
Da giornalista chiedo che l’Ordine dei giornalisti faccia rispettare le regole, uguali per tutti. Da giornalista chiedo che una collega spieghi se ha agito sapendo di agire in modo illecito. E da cittadino mi chiedo se sia ancora giusto, in questo paese, restare zitti di fronte alle prepotenze di chi per anni ha insegnato agli altri come si fa informazione… senza aver titolo non solo per fare la professoressa ma anche per sedere tra gli alunni.
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