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Cronaca

È morta Emma Bonino: addio alla leader radicale delle battaglie civili

di Redazione L'Identità -


È morta oggi, a 77 anni Emma Bonino, una delle figure più influenti della storia repubblicana italiana. Leader radicale, europeista convinta, femminista e protagonista delle principali battaglie civili del Paese, ha attraversato oltre cinquant’anni di vita politica ricoprendo i più alti incarichi istituzionali, dalla Commissione europea alla Farnesina, senza mai abbandonare il terreno dell’attivismo per i diritti umani.

Emma Bonino: la vita politica

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, crebbe in una famiglia della piccola borghesia piemontese. Dopo il liceo classico si trasferì a Milano, dove si laureò in Lingue e Letterature straniere alla Bocconi con una tesi dedicata all’autobiografia di Malcolm X. Furono proprio gli anni universitari ad avvicinarla al Partito Radicale di Marco Pannella, con cui avrebbe costruito uno dei sodalizi politici più significativi della Seconda metà del Novecento.

La sua notorietà esplose negli anni Settanta con la campagna per la legalizzazione dell’aborto. Bonino partecipò alle azioni di disobbedienza civile del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e fu anche arrestata per aver praticato aborti clandestini, trasformando quella vicenda in un simbolo della lotta per l’autodeterminazione femminile. Il referendum del 1981, che confermò la legge 194, rappresentò una delle vittorie politiche cui legò per sempre il proprio nome.

Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, sarebbe poi stata parlamentare in numerose legislature, eurodeputata per diversi mandati e infine senatrice della Repubblica. Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea nella Commissione Santer, con deleghe alla pesca, ai consumatori e agli aiuti umanitari, consolidando la sua reputazione internazionale.

Nel secondo governo Prodi guidò il ministero del Commercio internazionale e delle Politiche europee, mentre nel 2008 venne eletta vicepresidente del Senato. L’apice della carriera istituzionale arrivò nel 2013, quando Enrico Letta la scelse come ministra degli Affari esteri: una nomina accolta come il riconoscimento della sua autorevolezza in materia di politica internazionale.

Parallelamente all’attività parlamentare, Bonino fu una delle principali promotrici della Corte penale internazionale, delegata italiana all’ONU per la campagna sulla moratoria universale della pena di morte e fondatrice dell’organizzazione “Non c’è pace senza giustizia”, impegnata contro le mutilazioni genitali femminili e per la tutela dei diritti fondamentali. Il suo impegno la rese una delle voci italiane più ascoltate nelle organizzazioni internazionali e nei principali consessi diplomatici.

Sul piano politico rappresentò il volto del radicalismo liberale: laica, garantista, federalista europea e spesso distante dagli schieramenti tradizionali. Dopo l’esperienza storica del Partito Radicale contribuì alla nascita della Lista Bonino, dei Radicali Italiani e, più tardi, del movimento +Europa, di cui divenne il punto di riferimento ideale. Pur attraversando alleanze diverse – dal centrosinistra alle liste civiche europeiste – mantenne sempre una forte autonomia politica, difendendo posizioni spesso controcorrente su immigrazione, giustizia, libertà individuali ed Europa.

La malattia

Nel 2015 annunciò di essere affetta da un tumore al polmone, affrontando pubblicamente la malattia con la stessa determinazione che aveva caratterizzato la sua vita politica. Negli anni successivi continuò a intervenire nel dibattito pubblico come editorialista e commentatrice, senza rinunciare al proprio ruolo di coscienza critica del Paese.

Con la sua scomparsa, l’Italia perde una protagonista assoluta della stagione dei diritti civili e una delle personalità che più hanno contribuito a dare al Paese una dimensione europea e internazionale. Il suo lascito resta inciso nelle istituzioni, nelle libertà conquistate e nelle battaglie per la dignità della persona.


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